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CODEX ALIMENTARIUS: QUALE DOCUMENTO E’ CAMBIATO? COSA E’ CAMBIATO IN QUEL DOCUMENTO?

Negli ultimi mesi, su varie piattaforme, sono apparsi diversi articoli riguardanti le modifiche al Codex Alimentarius avvenute nel 2020. A parere di chi scrive, è necessaria qualche precisazione, soprattutto per non generare confusione in coloro che non hanno familiarità con il Codex e con i suoi documenti.

Iniziamo con il dire che il Codex Alimentarius non è un documento unico ma una raccolta di centinaia di documenti (standards, linee guida, codici di buona pratica). Tutti questi documenti sono disponibili gratuitamente sul sito http://www.fao.org/fao-who-codexalimentarius, in varie lingue, non in italiano. Sul sito è possibile trovare standards, linee guida, codici di buone pratiche generici o specifici per singoli prodotti o categorie di prodotto. Praticamente una fonte sterminata di informazioni preziose, utilissima per tutti coloro che si occupano di sicurezza alimentare.

L’importanza di questi documenti sta nel fatto che essi contengono pratiche standardizzate a livello internazionale, che contribuiscono al miglioramento della sicurezza e qualità dei prodotti alimentare nonché alla correttezza del commercio mondiale di alimenti. I consumatori sono tutelati rispetto alla sicurezza e qualità dei prodotti alimentari che acquistano e gli importatori hanno un certo grado di garanzie nei loro scambi sia sugli aspetti di sicurezza alimentare sia sul rispetto delle specifiche concordate con i fornitori.

Gli standard, le linee guida, i codici di buona pratica del Codex si basano su dati e considerazioni oggettive, confortati dalle migliori acquisizioni scientifiche disponibili, provenienti da organismi di ricerca indipendenti sulla valutazione dei rischi oppure su consultazioni internazionali “ad hoc” organizzate dalla FAO e dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità).

Pur essendo solo raccomandazioni per applicazioni volontarie degli stati membri, gli standard del Codex sono utilizzati spesso come base per la legislazione sanitaria nei vari paesi (i paesi membri del Codex sono 188, l’Unione Europea partecipa come organizzazione unica, il 99% della popolazione mondiale è coperto da queste partecipazioni).

I documenti che compongono il Codex Alimentarius vengono presi come base anche per lo sviluppo di sistemi di sicurezza alimentare aziendali e sono richiamati da standard privati (es. BRCGS, IFS) e da standard ISO (ISO 22000).

Fatta questa doverosa premessa, torniamo alla domanda di base: cos’è che è stato modificato nel 2020?  Il documento modificato è General Principles of Food Hygiene CXC 1-1969 ovvero il documento che descrive le buone pratiche generiche, quelle applicabili in qualunque contesto produttivo sia della produzione primaria che della trasformazione.

Diciamo subito che il documento non è stato stravolto rispetto alla versione precedente, tuttavia sono state introdotte modifiche importanti. Tra le più rilevanti:

    • è stato introdotto il capitolo “Ruolo delle autorità competenti, dei Food Business Operators (gli OSA) e dei consumatori” che specifica che cosa ci si aspetta dai vari soggetti
    • è stato introdotto il capitolo “Principi generali” sui quali basarsi per ottenere alimenti sicuri
    • è stato introdotto il capitolo “Impegno delle Direzione per la sicurezza alimentare” sottolineando come sia fondamentale per il successo di qualunque sistema di sicurezza alimentare che nelle aziende venga sviluppata una cultura della sicurezza alimentare, sviuppo che deve necessariamente essere promosso e testimoniato dalla Direzione aziendale
    • nel capitolo 1 (Good Hygiene Practices) è stato introdotta la sezione 1 “Introduzione e controllo dei pericoli negli alimenti” che illustra i principi di base da considerare per individuare le fonti di introduzione dei pericoli e le varie misure preventive
    • il capitolo relativo alla formazione del personale, che nella precedente versione era il capitolo 10, è stato “promosso” ed è diventato il capitolo 4 della versione 2020. Questo avanzamento non è da intendersi come casuale, al contrario si è voluto sottolineare come il contributo del personale al raggiungimento della sicurezza alimentare sia uno dei punti fondamentali da tenere in considerazione. Il capitolo è stato anche arricchito in termini di contenuti.
    • è stata aggiunta un’appendice (Annex 1) che riporta una tabella in cui vengono comparate le misure di controllo generiche e i CCP

Nelle ultime pagine del documento troviamo la sequenza logica per l’applicazione dell’HACCP, un esempio di modulo per condurre l’analisi dei pericoli e un esempio di modulo per la gestione dei CCP.  Rispetto alla versione precedente non è più riportato l’albero delle decisioni, utilizzato per individuare i CCP.

Questo vuol dire che l’albero delle decisioni non si può più utilizzare? A parere di chi scrive, l’albero delle decisioni rimane uno strumento affidabile per individuare i Critical Control Point, sempre che si utilizzi correttamente; semplicemente non è l’unico strumento disponibile e, a dire il vero non lo è mai stato. Quello che la metodologia HACCP richiede è che venga utilizzato un approccio logico, lo strumento che si usa può cambiare.

“RESIDUO ZERO”: L’EVOLUZIONE DEL PERCORSO DI SOSTENIBILITA’

La riduzione dell’impiego degli agrofarmaci e, più in generale, degli input chimici in agricoltura rappresenta uno dei principali obiettivi delle politiche di sostenibilità declinate, a livello mondiale, inAgenda 2030 delle Nazioni Unite e, più recentemente, nelle politiche del Green Deal Europeo – 2050 con la strategia “Farm to Fork” pubblicata dalla Commissione Europea l’11 dicembre 2019. Basti considerare, in quest’ultimo caso, che tale strategia prevede, tra le altre, la riduzione del 50% dell’uso complessivo di agrofarmaci e di almeno il 20% dell’uso dei fertilizzanti entro il 2030 (praticamente………domani!).

In verità l’agricoltura italiana ha intrapreso, da lungo tempo, un continuo e crescente percorso nella direzione della sostenibilità, affrontando le grandi sfide dei mercati e caratterizzando le proprie produzioni (in particolare le ortofrutticole) nella direzione dei metodi sostenibili, dalla “produzione integrata” all’agricoltura biologica.  Una forte spinta verso la riduzione dell’impiego degli agrofarmaci è provenuta dalle crescenti richieste della Distribuzione Organizzata italiana ed Europea, sempre più incalzanti a partire dalla seconda metà degli anni ’90. Oltre alla riduzione in termini di percentuali di residui di sostanze chimiche presenti nelle materie prime (30-50% del RMA -residuo massimo ammesso), oggi molte catene distributive (soprattutto del Centro e Nord Europa) impongono la riduzione in termini di numero massimo di sostanze presenti e l’esclusione di gruppi di sostanze chimiche ritenute particolarmente pericolose per il consumatore (seppur ammesse ed autorizzate all’impiego). Il metodo della “Produzione Integrata” – però – ha sino ad ora sofferto di difficoltà di comunicazione dei propri valori e dei contenuti di sostenibilità. Il consumatore non comprende il significato del termine e, a dire il vero, anche i tecnici e gli “addetti ai lavori” hanno stentato, per lungo tempo, a darne una definizione univoca. Eppure il metodo è implementato ormai da più di 25 anni dagli operatori agricoli, attraverso l’applicazione dei Disciplinari di “Produzione Integrata” messi a punto dalle Regioni italiane ed avendo trovato, da qualche anno, riconoscimento a seguito dell’attuazione del PAN (Piano d’Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari) nelle sue varie declinazioni. Questo metodo, e le certificazioni volontarie ad esso legate (GlobalGAP in primis), hanno di fatto permesso agli operatori agricoli di affermarsi e incrementare i propri spazi di mercato in Italia, ma anche e soprattutto all’estero. Purtroppo, però, anche in questo caso si deve segnalare che, i grandi sforzi compiuti dagli operatori agricoli, non sempre risultano adeguatamente ripagati in termini economici. Parte del valore aggiunto della filiera è -infatti- molto spesso intercettato dall’ultimo anello della catena, rappresentato ancora una volta dalla distribuzione organizzata, capace di comunicare la “sostenibilità” e di parlare direttamente al consumatore.In questo contesto, ad ulteriore dimostrazione della grande resilienza di cui l’agricoltura italiana è capace, la certificazione volontaria Residuo Zero rappresenta una delle recenti evoluzioni, tra le più interessanti all’interno del panorama produttivo italiano poiché riesce a “fare sintesi”, soprattutto perché i valori che sottendono al metodo vengono comunicati al consumatore con più facilità, in maniera chiara ed univoca. Questa, partendo dall’applicazione di metodi agricoli sostenibili, sulla base di esperienze e conoscenze tecniche specifiche, e prediligendo i metodi non chimici, seleziona e limita ulteriormente l’utilizzo di prodotti chimici di sintesi, impiegando fitofarmaci scelti tra quelli a più basso impatto ambientale e bassa residualità, al fine di consentire l’ottenimento di prodotti del tutto privi di residui rilevabili.Poiché – al momento – non esistono normative riconosciute, nazionali o internazionali, al fine di stabilire con chiarezza e univocità cosa si intenda perResiduo Zero” Check Fruit, organismo di certificazione italiano leader nel comparto ortofrutticolo, ha realizzato una propria Linea Guida. Questa definisce i requisiti, i documenti e le procedure tecniche che le Organizzazioni richiedenti la certificazione devono adottare, al fine di assicurare l’ottenimento di prodotti vegetali con residuo di prodotti chimici, ammessi per legge, al di sotto dei limiti di quantificazione analitica (0,01 mg/Kg). Poiché è ammesso anche l’utilizzo di sostanze fitosanitarie autorizzate all’impiego nella produzione biologica (ai sensi dell’Allegato II al Reg. CE 889/2008), queste sono tollerate nei limiti massimi del 50% del RMA (Residuo Massimo Ammesso per legge) per lo specifico prodotto vegetale.

Poiché “Residuo Zero” rappresenta l’evoluzione di sistemi sostenibili già operanti in azienda, l’organizzazione che richiede tale certificazione deve avere ottenuto, o contestualmente richiedere (e impegnarsi a mantenere per l’intero ciclo di certificazione), per gli stessi prodotti, almeno una delle seguenti certificazioni:

    • UNI 11233:09 “Sistemi di produzione integrata nelle filiere agro-alimentari”;
    • SQNPI – “Sistema Qualità Nazionale di Produzione Integrata”;
    • GlobalG.A.P. – IFA – Fruit & Vegetable.

L’organizzazione che richiede la certificazione deve redigere un Disciplinare Tecnico di Produzione, o documenti analoghi, che descriva le regole con cui devono essere svolte le principali attività aziendali per garantire il raggiungimento degli obiettivi stabiliti. Tali regole devono essere stabilite almeno per:

    • rendere visibile e trasparente il sistema di gestione del prodotto;
    • rendere sistematica l’esecuzione delle attività e dei controlli interni;
    • favorire l’addestramento del personale;
    • verificare continuativamente la conformità delle attività svolte;
    • dimostrare la conformità delle attività svolte e dei prodotti ottenuti (anche mediante l’implementazione di piani di campionamento e analisi dei prodotti);
    • dimostrare la capacità, dell’organizzazione, di mantenere un sistema efficiente di rintracciabilità dei prodotti oggetto di certificazione;
    • dimostrare la capacità di monitorare e gestire i prodotti che eventualmente non risultassero conformi al Disciplinare.

Il nuovo percorso è appena cominciato, eppure i consumatori sembrano essersene già accorti. Un recente studio di SGMarketing (“L’impatto dell’epidemia Covid-19 sul comportamento d’acquisto e consumo di ortofrutta in Italia”, Giugno 2020) ha messo in evidenza un notevole interesse verso i prodotti a “Residuo Zero”. Il 25% del campione di consumatori intervistati ha manifestato una propensione all’acquisto di tali prodotti inaspettatamente, anche se di poco, al di sopra del prodotto biologico (al 23%). La parola chiave è oggi rassicurazione che il consumatore in epoca Covid, declina soprattutto nel bisogno di sicurezza alimentare (origine, tracciabilità e certificazioni). Di questo non potevano non accorgersi i retailer, sempre pronti a intercettare i mutamenti delle logiche di acquisto. Lo studio SGMarketing ha riguardato anche la distribuzione organizzata. Le interviste effettuate a Category Manager e Buyer dei freschissimi, hanno rilevato il grande interesse verso questo nuovo segmento di mercato. Il 12% degli intervistati ha dichiarato di aver già attivato quest’area strategica e il 59% ha in programma di farlo a breve.

L’agricoltura italiana sta vivendo grandi mutamenti e ha dimostrato, nel tempo, una grandissima capacità di adattamento, non comune neanche ad altri settori più “evoluti” della nostra economia. La modernizzazione dei processi agricoli con l’applicazione delle nuove tecnologie (la cosiddetta Agricoltura 4.0), la ricerca di nuovi strumenti “non chimici” e di agrofarmaci a minor impatto sull’ambiente e sull’uomo, tracciano i nuovi passi della nostra agricoltura. Nuove e grandi sfide che dovranno essere colte dagli imprenditori agricoli per intercettare e anticipare i cambiamenti dei mercati, a livello locale e globale. E le certificazioni di prodotto “business to consumer“, quale è “Residuo Zero“, possono rappresentare uno strumento prezioso e veicolo di comunicazione diretta, chiara e trasparente. Nell’ottica della sostenibilità ambientale, sociale ed economica.

La formazione del personale è un fattore chiave

La formazione del personale aziendale è un fattore chiave per l’accrescimento della cultura dell’intera Organizzazione e per promuovere il coinvolgimento del personale.

I corsi di formazione e gli eventi seminariali che Check Fruit è in grado di erogare, anche in modalità Webinar, partono da uno specifico momento di progettazione, realizzato sulla base della esperienza specifica nel settore e dell’individuazione delle effettive necessità formative.

 

Agricoltura smart – webinar martedì 25 novembre dall 09:00 alle 13:00

Come gli altri settori anche l’agricoltura sta diventando sempre più SMART. L’utilizzo di nuove tecnologie offre la possibilità di ottimizzare i processi e la gestione delle risorse, tenendo conto dell’impatto ambientale.

Obbiettivo del seminario è quello di illustrare le principali tecnologie impiegate nell’agricoltura di precisione, i risultati ottenuti e le loro potenzialità.

Relatori:

Francesco Civolani, Massimo Noferini, Ilaria Bertuzzi – iFarming

Eros Gualandi- Az. Agricola Il Raccolto

Come gli altri settori anche l’agricoltura sta diventando sempre più SMART. L’utilizzo di nuove tecnologie offre la possibilità di ottimizzare i processi e la gestione delle risorse, tenendo conto dell’impatto ambientale.

Obbiettivo del seminario è quello di illustrare le principali tecnologie impiegate nell’agricoltura di precisione, i risultati ottenuti e le loro potenzialità.

Relatori:

Francesco Civolani, Massimo Noferini, Ilaria Bertuzzi – iFarming

Eros Gualandi- Az. Agricola Il Raccolto

 

Per informazioni e iscrizioni clicca qui

Servizio certificazione “Residuo Zero”

Check Fruit ha messo a punto una propria Linea Guida per tutti coloro i quali fossero in grado di dimostrare la capacità di assicurare l’ottenimento di prodotti vegetali con residuo di prodotti chimici ammessi per legge al di sotto dei limiti di determinazione analitica (0,01 ppm).

Per informazioni

https://www.freshplaza.it/article/9136834/da-check-fruit-nuova-linea-guida-per-ottenere-la-certificazione-residuo-zero/

 

Evoluzione del protocollo GLOBALG.A.P: le principali novità della Versione 5.2. (4 ore)

Ciclo di eventi relativi alla nuova versione del protocollo GLOBALG.A.P.

Save the date!

Bologna, 14 Maggio 2019
Manta (CN), 21 Maggio 2019
Bari, 27 Maggio 2019
Battipaglia (SA), 6 Giugno 2019
Valverde (CT), 13 Giugno 2019

Per informazioni e iscrizioni

https://www.checkfruit.it/club-training/la-nuova-revisione-dello-standard-di-certificazione-per-il-settore-ortofrutticolo-globalg-a-p-i-f-a-versione-5/