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Parità di genere e politiche europee di sviluppo rurale: un principio ancora da consolidare

 

La parità di genere è un principio fondante dell’Unione Europea e rappresenta una leva strategica per lo sviluppo sostenibile, inclusivo e competitivo. In ambito agricolo e rurale, tuttavia, l’integrazione della dimensione di genere nelle politiche pubbliche – il cosiddetto gender mainstreaming – resta ancora un obiettivo da consolidare. La Politica Agricola Comune (PAC), pur avendo progressivamente rafforzato i riferimenti alla parità tra uomini e donne, fatica a tradurre questi principi in strumenti concreti e misurabili.

La Corte dei Conti Europea, nella sua Relazione Speciale del 2021, ha evidenziato come l’integrazione della dimensione di genere nel bilancio dell’UE sia ancora frammentaria e poco sistematica. In particolare, nel settore agricolo, i pagamenti diretti del FEAGA non prevedono meccanismi specifici per promuovere l’uguaglianza di genere, e anche il FEASR, pur offrendo potenzialità, ha mostrato risultati limitati in termini di impatto misurabile.

In questo contesto, l’Italia si distingue per un approccio ancora debole e disomogeneo. Nonostante i richiami normativi e le opportunità offerte dai regolamenti europei, i Programmi di Sviluppo Rurale (PSR) raramente hanno, finora, adottato misure specifiche per sostenere l’imprenditoria femminile o favorire l’occupazione delle donne nelle aree rurali; così come anche poca attenzione è stata riservata al sostegno di quei servizi che, se potenziati, potrebbero alleggerire le attività di cura di cui le donne si fanno ancora carico. La scarsa rappresentanza femminile nei processi decisionali e nei partenariati istituzionali, unita all’assenza di indicatori di genere nei sistemi di monitoraggio e valutazione, ha contribuito a mantenere il tema ai margini delle priorità programmatiche.

Al contrario, alcuni Stati membri – come Spagna e Irlanda – stanno sperimentando approcci più strutturati e proattivi, che meritano attenzione e possono offrire spunti utili per il contesto italiano; per siffatte ragioni, un loro approfondimento è in corso nell’ambito delle attività Rete PAC del CREA. In questo articolo si riportano i primi risultati dell’indagine in corso, con l’obiettivo di favorire una riflessione sulle criticità del sistema italiano e individuare possibili traiettorie di miglioramento.

Le politiche di genere in Spagna: visibilità, sostegno e disseminazione

In Spagna, le azioni intraprese per contrastare le disuguaglianze di genere in ambito PAC rispondono ad un approccio mainstreaming, e coinvolgono gli aspetti strategici di programmazione, nonché gli strumenti di attuazione e di valutazione. Infatti, nel Piano Strategico per la PAC (PEPAC) 2023-2027, la prospettiva di genere trova spazio sia nell’Obiettivo Specifico 7 che nell’Obiettivo Specifico 8. In quest’ultimo, in particolare, vengono individuate tre ambiti di intervento: la competitività dell’imprenditoria femminile; l’occupazione delle donne e la loro rappresentatività. Per favorire il raggiungimento di questi risultati in fase attuativa, il PEPAC ha predisposto l’adozione di meccanismi di premialità e ha previsto di destinare una riserva finanziaria per le progettualità a titolarità femminile. La Spagna è stata il primo Paese a introdurre l’approccio di genere nel primo pilastro, con un pagamento differenziato in aiuti diretti per le giovani agricoltrici (+15%). Nel secondo pilastro, invece, per favorire l’empowerment delle donne rurali, ben 39 dei 45 interventi programmati dalle Comunità Autonome, hanno previsto l’adozione di forme di differenziazione a favore delle donne: condizioni di ammissibilità specifiche, intensità di aiuto o importi unitari più elevati nonché l’assegnazione di una priorità nei criteri di selezione delle sovvenzioni. Inoltre, per aumentare la rappresentatività femminile nei processi di governance, in 13 Comunità Autonome (su un totale di 17) sono state individuate delle specifiche condizioni di ammissibilità legate alla composizione dei Gruppi di azione locale (GAL).

Per valutare l’efficacia delle politiche sulla condizione delle donne, inoltre, nel Piano di Valutazione del PEPAC viene stabilita la necessità di prevedere una valutazione tematica della PAC in ottica di genere. Attraverso l’adozione di indicatori quantitativi e la collaborazione con le Comunità Autonome il Piano prevede la valutazione dei processi (valutazione intermedia del 2026) nonché dell’efficacia e dell’efficienza della PAC in chiave di genere.

Sul piano linguistico, infine, il PEPAC dimostra di essere gender sensitive nell’adozione di un linguaggio inclusivo, distinguendo tra “agricoltore” e “agricoltrice”, o in alternativa impiegando un linguaggio neutro rispetto al genere, nonostante le complessità linguistiche della lingua spagnola (Streimikis, Kyriakopoulos, 2024).

La questione di genere in Spagna, però, si inserisce in un lungo percorso di empowerment, iniziato diversi anni fa: non si tratta di interventi puntuali, ma di un ecosistema di supporto alle politiche, in cui attività di ricerca, comunicazione e sensibilizzazione si avvicendano a livello nazionale e regionale. Il governo spagnolo, infatti, ha adottato un approccio integrato e multilivello che, a partire dal Plan Estratégico para la Igualdad Efectiva de Mujeres y Hombres (2022-2025 e le sue versioni precedenti) definisce obiettivi e azioni da intraprendere, a livello interministeriale, per raggiungere la parità di genere.

Il Ministero dell’Agricoltura (MAPA), in particolare, ha lavorato, negli anni, su tre fronti: l’aumento della visibilità del lavoro femminile in agricoltura, il sostegno economico-finanziario alle imprenditrici e alle iniziative meritevoli e infine la disseminazione dei risultati raggiunti. Pertanto, grazie alla pubblicazione di studi periodici sulla condizione socioeconomica delle donne rurali e la premiazione delle figure femminili impegnate sul fronte dell’innovazione, il governo spagnolo si è impegnato per la restituzione di un quadro realistico del lavoro delle donne in agricoltura.

A tal proposito, un ruolo fondamentale ha svolto l’introduzione della legge n.35/2011 che riconosce la titolarità condivisa per le imprese (anche agricole), favorendo contemporaneamente l’assunzione di decisioni dirigenziali e dei rischi e delle responsabilità derivanti da queste nonché l’accesso agli incentivi comunitari. Anche a livello locale sono numerose le iniziative per contrastare le disuguaglianze tra generi: tra queste, di particolare rilevanza è l’approvazione da parte Parlamento andaluso dello Statuto delle donne rurali e del mare. Il documento, firmato il 6 Novembre 2024, definisce un quadro globale per promuovere la parità di genere nei settori agricolo, agroalimentare e della pesca.

Infine, la Rete Rurale Spagnola, la Red PAC, dedica alla questione di genere uno spazio di approfondimento, individuando, tra le priorità di intervento del Piano di Azione, l’organizzazione di attività di empowerment con un focus specifico sulle donne, come giornate formative, pubblicazioni tematiche e la diffusione di buone pratiche.

Principali iniziative attivate in Irlanda per la parità di genere nel settore agricolo e rurale

In Irlanda, l’uguaglianza di genere è da tempo al centro delle politiche pubbliche, con un approccio sistemico che integra la prospettiva di genere in tutti i livelli decisionali.

A partire dal Piano Strategico di Sviluppo Nazionale 2000-2006, in cui il gender mainstreaming è stato riconosciuto come strumento fondamentale per garantire pari opportunità, si è giunti alla formulazione  di una specifica Strategia nazionale (Strategia Nazionale per le Donne 2007-2016  e la successiva Strategia Nazionale per le Donne e le Ragazze 2017-2020, attualmente in via di aggiornamento), di cui però è difficile valutare i progressi in assenza di dati baseline di riferimento, pur avendo introdotto obiettivi misurabili. In questo contesto, l’anno 2021 segna un punto di svolta per le donne del settore primario e delle aree rurali irlandese.

Con la strategia Food Vision 2030, infatti, viene riconosciuta la rilevanza cruciale del ruolo delle donne nella sostenibilità sociale ed economica di lungo periodo del Paese e integra esplicitamente la parità di genere nella visione strategica di settore, prevedendo specifiche azioni per rafforzare la partecipazione femminile a tutti i livelli e approfondire la conoscenza delle questioni di genere.

La Food Vision, inoltre, anticipa l’intento del Ministero dell’Agricoltura (DAFM) di organizzare e presiedere la Conferenza nazionale National Dialogue on Women in Agriculture (tenutasi nel febbraio 2023) finalizzata a raccogliere esperienze e suggerimenti per favorire cambiamenti strutturali e migliorare visibilità e parità di genere nel settore agroalimentare. A questa sono seguiti un Report e un Piano di Azione con la contestuale costituzione del Women in Agriculture Working Group (31 gennaio 2024) incaricato di monitorarne l’implementazione. Merita menzione, infine, anche il progetto di ricerca HER-SELF (Highlighting pathways to Empower Rural women to have Sustainable & Equitable Livelihoods in Farming), finanziato dal DAFM (Policy and Strategic Studies Research Call del 2022), i cui risultati saranno riportati in un documento di prossima pubblicazione finalizzato a dare evidenza empirica su posizione, ostacoli e fattori abilitanti, nonché informare le nuove politiche di genere in agricoltura (summary Report).

Come emerge anche dalla Food Vision 2030, l’impegno per la parità di genere nella politica agricola irlandese si manifesta in diversi modi. Nel Piano Strategico per la PAC 2023-2027, le questioni di genere trovano spazio già dall’analisi SWOT dell’Obiettivo Specifico 8 “Promuovere l’occupazione, la crescita, la parità di genere, inclusa la partecipazione delle donne all’agricoltura, l’inclusione sociale e lo sviluppo locale nelle zone rurali, comprese la bioeconomia circolare e la silvicoltura sostenibile“, nel quale si identifica il fabbisogno specifico di aumentare le opportunità per le donne in agricoltura e nello sviluppo imprenditoriale. Il PSP si fa carico del superamento della disuguaglianza di genere che permea ancora il settore primario e introduce diversi correttivi e interventi, oltre che assumere una prospettiva di genere in tutti gli interventi, potenziare la raccolta sistematica di dati di genere e utilizzare la Rete Nazionale PAC per favorire un maggiore coinvolgimento delle donne nell’attuazione.

In primo luogo, in Irlanda, molte donne incontrano difficoltà nell’ottenere lo status giuridico di imprenditore agricolo e non possono, quindi, accedere ai finanziamenti PAC. Per superare questa limitazione, il PSP introduce una importante innovazione aggiungendo alle definizioni previste dall’Articolo 4 del Regolamento (UE) 2021/2115 quella di Donna Imprenditrice agricola qualificata come imprenditore agricolo individuale svincolata dalla definizione di “giovane imprenditore”. In tal modo, le donne sono riconosciute soggetto attivo in quanto tali, a prescindere dall’età (non più associate solo all’imprenditoria giovanile) e dallo status (non più solo le donne entranti, ma anche quelle già inserite a pieno titolo nel mondo agricolo e rurale e potenzialmente idonee ad innovarsi e a innovare).

Vengono inoltre introdotti, nell’ambito degli interventi di modernizzazione agricola (Targeted Agricultural Modenisation Scheme 3 – TAMS3), degli investimenti capitali appositamente disegnati per le imprenditrici donne capoazienda (Women Farmer Capital Investment Scheme – WFCIS) che prevedono un tasso di sovvenzione maggiorato al 60% (invece che al 40%) per le donne imprenditrici agricole qualificate in fascia di età tra i 18 e i 66 anni (tetto massimo di 90.000 Euro, o 160.000 Euro se la domanda viene fatta da due o più soci di partnership registrate). Inoltre, nell’ambito degli aiuti ai giovani imprenditori (Young Farmers’ Capital Investment Scheme – TAMS3), si prevede un tasso maggiorato di sovvenzione al 60% per ciascun componente di partnership tra un giovane imprenditore e una imprenditrice donna.

La presenza delle donne viene sostenuta anche incoraggiando la partecipazione ad iniziative di capacity building, come le attività di formazione e mentoring del programma ACORNS, dedicato a partire dal 2015 a supportare le start-up di donne imprenditrici agricole e rurali, e ai Gruppi di Trasferimento delle Conoscenze, previsti dal Knowledge Transfer Programme (avviato dapprima con il PSR 2014-2020 e riproposto nel PSP 2023-2027), che promuove la formazione peer-to-peer e lo scambio di esperienze di innovazione e  incentiva anche la costituzione di Gruppi costituiti da sole donne. Un’attenzione particolare viene riservata all’innovazione, come testimonia sia quanto sopra, sia la previsione di una linea di intervento (Stream A) per i Partenariati per l’Innovazione Europei (EIP-AGRI) che sviluppano iniziative di promozione della partecipazione delle donne in agricoltura (oltre che di benessere animale).

L’Irlanda ha compiuto passi significativi verso l’uguaglianza di genere nel settore primario e nelle aree rurali e il riconoscimento del valore delle donne come portatrici di competenze, innovazione e sostenibilità è visto come elemento chiave per il futuro del settore. Tuttavia, la piena efficacia delle politiche dipenderà dalla capacità effettiva di misurare gli impatti reali e di superare le barriere strutturali (legali, culturali, economiche) ancora presenti.

Verso una PAC più equa: spunti critici e prospettive per l’Italia

L’analisi comparativa dei casi di Spagna e Irlanda, alla luce delle evidenze emerse nei documenti esaminati, offre spunti preziosi per riflettere sullo stato dell’arte e sulle prospettive dell’approccio di genere nella politica di sviluppo rurale italiana.

Dall’enunciazione all’attuazione: il nodo della coerenza programmatica
In entrambi i Paesi analizzati, seppur con differenze di contesto e intensità, si riscontra una maggiore attenzione alla dimensione di genere nella fase di programmazione dei fondi strutturali e di investimento europei. In Spagna, ad esempio, l’integrazione della parità di genere è stata incentivata attraverso criteri di selezione premiali e analisi ex ante, mentre in Irlanda, oltre alla premialità, si è registrata una crescente consapevolezza del ruolo cruciale delle donne nell’agricoltura, anche se ancora limitata nei risultati concreti.

In Italia, al contrario, si osserva una persistente discrepanza tra i principi dichiarati nei documenti strategici e la loro traduzione in strumenti operativi. L’assenza di sottoprogrammi tematici dedicati alle donne, la mancata attivazione di misure specifiche nei PSR e la debolezza dei meccanismi di monitoraggio e valutazione rappresentano elementi critici che ostacolano l’effettiva promozione dell’uguaglianza di genere.

Governance e rappresentanza: una questione di potere
Un altro elemento di debolezza del sistema italiano riguarda la scarsa rappresentanza femminile nella governance della politica di sviluppo rurale. La presenza limitata di donne nei ruoli apicali delle istituzioni, nei comitati di sorveglianza e nei partenariati socioeconomici riduce la possibilità di incidere sulle scelte strategiche e di orientare le politiche verso una maggiore inclusività.

Indicatori, dati e valutazione: strumenti indispensabili per il cambiamento
La Relazione della Corte dei Conti Europea del 2021 sottolinea con forza la necessità di disporre di dati disaggregati per genere, di fissare obiettivi espliciti e di utilizzare indicatori di performance per monitorare i progressi. In Italia, la carenza di dati e l’assenza di indicatori specifici nei PSR hanno reso invisibile l’impatto delle politiche sulle donne, impedendo una valutazione efficace e l’adozione di eventuali correttivi.

L’introduzione di un sistema di monitoraggio di genere, come raccomandato a livello europeo, rappresenta una condizione imprescindibile per garantire trasparenza, accountability e miglioramento continuo delle politiche, una condizione che al momento non sembra sia stata soddisfatta.

Prospettive per il futuro: una strategia integrata e partecipata
Alla luce delle criticità emerse, è urgente che l’Italia adotti un approccio più strutturato e integrato alla parità di genere nella PAC. Ciò implica:

  • una maggiore considerazione del tema nella rivisitazione dei Complementi di Sviluppo Rurale e dello stesso Piano Strategico Nazionale;
  • un maggiore impegno nella definizione di obiettivi misurabili e delle risorse dedicate;
  • un rafforzamento della rappresentanza femminile nei processi decisionali che punti a valorizzare le competenze e le esperienze delle associazioni femminili agricole (di settore e di filiera);
  • la promozione di rapporti di valutazione tematici, sia a livello regionale (cfr. esperienza Toscana) che nazionale.

Solo attraverso un impegno concreto e condiviso sarà possibile trasformare la parità di genere da principio astratto a leva strategica per uno sviluppo rurale più equo, sostenibile e inclusivo. (Fonte: Barbara Forcina, Annalisa Del Prete, Catia Zumpano, https://www.pianetapsr.it/)

PNRR: stanziati altri 2 miliardi per l’agricoltura italiana

 

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) destina 2 miliardi di euro aggiuntivi all’agricoltura italiana, portando la dotazione complessiva del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste (Masaf) a 8,5 miliardi di euro tra stanziamenti iniziali e successive rimodulazioni.

Contratti di Filiera: dotazione raddoppiata

La principale novità riguarda i “Contratti di Filiera”, la misura che sostiene investimenti lungo tutta la catena agroalimentare, dalla produzione alla trasformazione fino alla commercializzazione. Grazie al nuovo stanziamento, la disponibilità finanziaria passa da 2 a 4 miliardi di euro.

Il rafforzamento nasce dal successo già registrato dalla misura: entro giugno 2025 l’Italia aveva l’obiettivo di sottoscrivere contratti per 1 miliardo di euro, superato del 25% con 1,256 miliardi di euro di contratti firmati, che hanno generato 2,08 miliardi di investimenti complessivi e coinvolto 1.042 imprese.

Le risorse permetteranno di sostenere progetti di digitalizzazione e innovazione sostenibile, agricoltura di precisione, stoccaggio e conservazione delle produzioni, automazione dei processi produttivi, ricerca su varietà e acque reflue, promozione dei prodotti e adesione ai regimi di qualità.

Energia rinnovabile senza consumo di suolo agricolo

Un ulteriore capitolo riguarda il “Parco Agrisolare”, che riceve 320 milioni di euro in più, portando la dotazione a 2,67 miliardi di euro. La misura ha già finanziato oltre 23.000 imprese agricole, con l’installazione di 1.600 MW di capacità rinnovabile.

L’obiettivo per il 2026 è raggiungere 1,7 GW di potenza installata, superando i 1,3 GW concordati con Bruxelles e quadruplicando il target iniziale del PNRR (400 MW). Il programma mira a ridurre la spesa energetica delle imprese agricole senza sottrarre terreno alla produzione alimentare.

Una dotazione complessiva da 8,5 miliardi

Con la nuova rimodulazione, le risorse complessive del PNRR per l’agricoltura ammontano a 8,5 miliardi di euro, così ripartiti:

  • 3,6 miliardi nella dotazione iniziale del 2021
  • 2,9 miliardi dalla rimodulazione del 2024
  • 2 miliardi dalla rimodulazione del 2025

Questi fondi si sommano agli oltre 15 miliardi di euro investiti dal 2022 per lo sviluppo del sistema agricolo nazionale.

I risultati economici

Secondo i dati diffusi dal Masaf, il comparto agricolo ha registrato nel 2024 un +2% di valore aggiunto, contribuendo alla crescita del PIL nazionale.

Sul fronte commerciale, l’export agroalimentare ha raggiunto il record storico di 70 miliardi di euro, mentre le produzioni a Indicazione Geografica hanno generato oltre 20 miliardi di euro di fatturato, di cui 11 destinati ai mercati esteri. (Fonte: https://www.ruminantia.it/)

Sicurezza sul lavoro: i rischi chimici in agricoltura

 

Tutti i potenziali pericoli che derivano dall’attività lavorativa svolta devono essere considerati nel DVR dal datore di lavoro nonché da tutte le altre figure responsabili, che devono intervenire con l’adozione di misure idonee finalizzate alla prevenzione degli stessi.

Un’apposita sezione del DVR è dedicata al rischio chimico, un rischio spesso non valutato che deve essere ben tenuto in considerazione anche dagli addetti del comparto agricolo, ambito in cui l’utilizzo di sostanze, potenzialmente nocive per la salute e la sicurezza dei lavoratori, è ormai ampiamente diffuso.

È un rischio che comprende tutte quelle situazioni di rischio potenziale che “derivano, o possono derivare, dagli effetti degli agenti chimici presenti sul luogo di lavoro o come risultato di ogni attività lavorativa che comporti la presenza di agenti chimici” (per esempio trasporto di agenti chimici). Si tratta della definizione tratta dall’articolo 221 del Testo Unico in materia di sicurezza sui luoghi del lavoro, parte del Titolo IX interamente dedicato alla disciplina relativa alla sicurezza e alle sostanze pericolose.

Il datore di lavoro, quindi, nella valutazione che è obbligato a svolgere deve considerare quali sono gli agenti chimici usati nell’ambito dell’attività lavorativa o presenti sul luogo di lavoro, quali caratteristiche di pericolo presentano e quali conseguenze possono derivare dal relativo utilizzo sulla salute del lavoratore o sulla salubrità dei luoghi.

In particolare, le informazioni relative alle proprietà pericolose delle sostanze possono essere dedotte dalle Schede di Dati di Sicurezza (Sds) dei prodotti e da tutte le informazioni che circolano con gli stessi, in virtù degli obblighi europei derivanti dai Regolamenti Clp e Reach (sul tema del reperimento delle informazioni seguirà un apposito approfondimento).

In aggiunta, il datore di lavoro deve corredare la sua valutazione avendo attenzione ai livelli/modo/durata dell’esposizione, alle caratteristiche del lavoro e all’utilizzo delle sostanze che contengono gli agenti chimici, ai limiti di esposizione professionali e alle condizioni personali del lavoratore esposto (in questo caso determinante è la collaborazione con il medico competente e l’attività di sorveglianza sanitaria), alle conseguenze delle misure già intraprese se efficaci.

Nel Dvr deve quindi riportare tutte le misure adottate o da adottare per eliminare o ridurre al minimo il rischio derivante dall’esposizione ad agenti chimici, tra cui figurano in caso di rischio minimo la progettazione puntuale dei processi e dell’organizzazione del lavoro, la messa a disposizione di attrezzature adeguate e manutenzione, la riduzione del numero di lavoratori esposti e l’adozione di misure igieniche e di corretta gestione degli agenti chimici e dei rifiuti. Diversamente, qualora il livello di rischio sia valutato come più alto maggiori obblighi sono richiesti al datore di lavoro, tra cui anche la definizione di sistemi di sicurezza in caso di emergenze e incendi.

Per quanto riguarda il comparto agricolo, sono diversi i prodotti contenenti agenti chimici che devono essere sottoposti alla valutazione di rischio da parte del datore di lavoro, ovvero: biocidi, fitosanitari, Presidi Medico Chirurgici (Pmc).

In conclusione, il rischio chimico costituisce un fattore da cui possono derivare conseguenze dannose, anche gravi, per la salute dei lavoratori; pertanto il rischio deve sempre essere ben individuato e neutralizzato per quanto possibile con idonee misure. (Fonte: Rebecca Caporali, https://agronotizie.imagelinenetwork.com/)

Nuovo Report ISMEA sull’accesso al credito agricolo

 

Ismea – Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare, nell’ambito della Rete Nazionale PAC 2025-2027, ha pubblicato il nuovo Report_credito_regionale_2024 con dati della Banca d’Italia aggiornati a dicembre 2024.

Lo scopo del rapporto, in continuità con le analisi sull’accesso al credito condotte nell’ambito della Rete Rurale nazionale 2014-2022, è fornire, soprattutto agli attori coinvolti nella programmazione e attuazione della Politica agricola, un aggiornamento dell’accesso al credito del settore agroalimentare, con riferimento alla situazione nel 2024 rispetto all’anno precedente. 

Dopo un breve richiamo all’andamento economico mondiale e nazionale, sulla scorta dei dati della Banca d’Italia aggiornati a dicembre 2024, si è proceduto con l’analisi del credito agricolo e dell’industria alimentare, delle bevande e del tabacco a livello nazionale e regionale.

Completa il report un focus sui Monti frumentari, quale esempio di finanza sociale del XV secolo.

È stata inoltre anche aggiornata la Banca Dati Osservatorio_regionale_credito_dic24 contenente i dati regionali del credito bancario concesso al settore agricolo e all’industria alimentare.

Alcuni dati chiave:
– Nel 2024 il credito al settore agricolo si è ridotto del -3% (38,2 miliardi di euro).
– L’industria alimentare, bevande e tabacco ha invece registrato un lieve +0,4%.
– Le regioni più forti restano Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Toscana, che insieme concentrano oltre il 50% del credito agricolo nazionale. (Fonte: https://www.reterurale.it/)

Piano nazionale residui: pubblicati i risultati 2024

 

Il Ministero della Salute ha pubblicato  i risultati dei controlli effettuati nel 2024 nell’ambito del Piano nazionale residui.

Il Piano Nazionale Residui (PNR), che prevede controlli sui prodotti di origine animale nella fase di produzione primaria o nella prima trasformazione, viene predisposto annualmente dal Ministero della salute sulla base delle indicazioni previste dalle norme europee e viene attuato a livello locale grazie alla collaborazione delle Autorità competenti regionali e locali, degli Istituti zooprofilattici sperimentali e del Laboratorio nazionale di riferimento.

Il 2024 è stato il secondo anno di attuazione dei regolamenti (UE) 2022/1644 e 2022/1646, che hanno sostituito la direttiva 96/23/CE.

Oggetto di indagine del Piano è la ricerca delle sostanze farmacologicamente attive vietate o non autorizzate (Gruppo A) e quelle autorizzate nei medicinali veterinari (Gruppo B), al fine di evidenziare, nel processo di allevamento degli animali, eventuali usi illeciti/impropri o verificare il corretto uso di tali sostanze.

In linea generale il sistema italiano ha fronteggiato in modo estremamente efficace il cambiamento delle procedure conseguenti alle nuove norme, grazie sia al coordinamento puntuale e costante tra gli attori a tutti i livelli, sia al buon funzionamento del sistema informatico RaDISAN del Ministero della salute, implementato dal 2022, che ha permesso un monitoraggio quasi in tempo reale delle attività, consentendo interventi correttivi in corso d’opera.

Nell’ambito di tutte le attività del Piano Nazionale Residui, nel 2024 sono stati (per un totale di 397.913 determinazioni analitiche): di questi 24.337 campioni sono stati prelevati nell’ambito del Piano mirato, 1.056 nell’ambito del Piano di sorveglianza, 429 nell’ambito del Piano Paesi terzi. 

Oltre alle attività pianificate a livello nazionale, 514 campioni sono stati prelevati nell’ambito di Extrapiano nazionali e regionali, per approfondire particolari problematiche, e 632 campioni sono stati prelevati su sospetto.

I campioni non conformi sono stati in totale 38 e l’andamento delle non conformità è risultato in linea con i risultati degli ultimi anni, con percentuali di irregolarità leggermente inferiori rispetto a quelli registrati in ambito comunitario.

I risultati riportati nella relazione del PNR 2024 sono stati già trasmessi ad EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) attraverso il sistema informatico dedicato, ai sensi dell’articolo 9 del regolamento (UE) 2022/1646, per la consueta predisposizione del report annuale contenente i risultati di tutti gli Stati Membri. (Fonte: https://www.salute.gov.it/)

 

EFSA, valutati 47 organismi nocivi per le piante

 

EFSA ha completato un’importante analisi scientifica per tenere gli organismi nocivi per le piante al di fuori dell’UE; un lavoro che sosterrà l’aggiornamento dell’elenco UE degli organismi nocivi prioritari, da parte della Commissione europea.

Dal 2022 l’EFSA ha coinvolto 130 esperti per sostenere la Commissione europea nella revisione dell’attuale elenco di organismi nocivi prioritari, ossia gli organismi nocivi da quarantena che rappresentano le minacce più gravi per l’ambiente dell’UE e la sua agricoltura.

La valutazione si è concentrata sull’analisi dei dati biologici ed ecologici per stimare il modo in cui gli organismi nocivi si diffonderebbero e l’impatto che avrebbero se introdotti nel territorio dell’UE. Dopo aver selezionato gli organismi nocivi più rilevanti, 47 specie di organismi nocivi esaminate, compresi gli attuali 20 organismi nocivi prioritari dell’UE.

Gli organismi nocivi prioritari sono organismi nocivi per le piante disciplinati dalla legislazione fitosanitaria dell’UE. Hanno il potenziale per causare i danni economici, ambientali e / o sociali più gravi.

Una volta elencati come organismi nocivi prioritari, vengono attivate misure di sorveglianza e preparazione più rigorose a livello dell’UE. Tra queste figurano indagini annuali obbligatorie, piani di emergenza ed eradicazione, esercizi di simulazione e campagne di sensibilizzazione del pubblico.

“Questo lavoro contribuisce a migliorare la preparazione dell’UE contro l’introduzione di organismi nocivi prioritari consentendo l’individuazione precoce e una gestione più efficiente dei focolai”, ha dichiarato Sybren Vos, leader del gruppo di monitoraggio fitosanitario dell’EFSA. “Si tratta di un passo significativo verso la protezione della biodiversità in Europa l’agricoltura e la silvicoltura.”

Le relazioni e le serie di dati risultanti aiuteranno i gestori del rischio a rivedere l’attuale elenco di 20 organismi nocivi prioritari dell’UE, originariamente adottato nel 2019. (Fonte: https://www.alimentinews.it/)

Gestione del rischio climatico in agricoltura: scenari, strumenti e prospettive di sistema

 

Nel dibattito sulla sostenibilità dei sistemi agricoli, la gestione del rischio climatico è il più delle volte considerata come un elemento secondario e accessorio e non come prerequisito funzionale alla continuità produttiva, alla stabilità del reddito e alla salvaguardia del capitale naturale.

È noto peraltro che, nel quadro dell’attuale crisi climatica, l’agricoltura italiana versa in una condizione di particolare fragilità.

L’intensificarsi dei fenomeni meteorologici estremi, come siccità prolungate, gelate fuori stagione e piogge alluvionali, mette a rischio la stabilità delle produzioni e, con essa, la sostenibilità economica, ambientale e sociale di un settore che presidia vaste aree del territorio nazionale, incluse quelle marginali e altrimenti destinate all’abbandono.

Oltre alla vulnerabilità, c’è un risvolto strategico: la capacità del sistema agricolo di adattarsi e rispondere tempestivamente agli shock climatici, proprio per la sua naturale maggiore esposizione a tali fenomeni rispetto ad altri settori, potrebbe porsi, a tutti gli effetti, come un banco di prova per misurare la resilienza complessiva del Paese agli eventi catastrofali.

Alla luce di queste considerazioni, la gestione del rischio in agricoltura, se basata su un approccio sistemico e integrato, sarà in grado di coniugare la conoscenza dei fenomeni con gli strumenti di prevenzione attivi e passivi. Tanto più se si considera che l’evoluzione nelle tecniche predittive degli eventi meteorologici estremi, sempre più precise e localizzate, quindi ben definite a livello territoriale, consente oggi di passare da un approccio reattivo a uno strutturalmente preventivo, fondato appunto sulla conoscenza, attraverso la diffusione delle polizze assicurative e dei fondi mutualistici, dei mezzi di difesa attiva e delle pratiche agronomiche resilienti.

In questa prospettiva, le politiche e gli strumenti esistenti potranno progressivamente orientarsi verso un approccio maggiormente incentrato sulle sinergie tra pubblico e privato e sull’innovazione, anche nell’esigenza di coinvolgere le aziende più piccole e marginali.
Riguardo al tema della conoscenza, in un contesto climatico segnato da profonde trasformazioni, la capacità di raccogliere, interpretare e utilizzare in modo sistematico i dati e le informazioni è ciò che distingue l’anticipazione dalla semplice reazione. 

Il patrimonio informativo oggi disponibile si è notevolmente ampliato: dalle rianalisi climatiche ad alta risoluzione e profondità storica alle proiezioni climatiche territorialmente parcellizzate fino alla costruzione di indicatori sintetici di vulnerabilità dei territori.
Un contributo significativo in questa direzione sarà dato, entro l’anno, dall’indice CEVI (Catastrophic Events Vulnerability Index), sviluppato da ISMEA e ora in fase di completamento e validazione.

Si tratta di uno strumento analitico che consente di classificare i Comuni italiani secondo un “rating” di rischio climatico, basato su una lettura integrata della frequenza e dell’intensità degli eventi estremi incrociata con la conoscenza delle caratteristiche fisiche dei singoli territori.

Il CEVI permette di identificare aree particolarmente esposte – come quelle a vocazione vitivinicola o frutticola soggette a gelate tardive o le zone del Mezzogiorno colpite da siccità cronica – e di orientare le politiche pubbliche e aziendali, a partire da evidenze territoriali oggettive. In questo modo, la conoscenza non resta un patrimonio tecnico, ma diventa strumento di governo.

Oltre alla dimensione analitica, il sistema è chiamato a sviluppare una capacità concreta di prevenzione. 

Prevenire, in un’accezione più ampia del concetto di “ex-ante”, significa innanzitutto programmare, superare l’orizzonte troppo limitato della contingenza e costruire, per quanto possibile, scenari previsionali su cui fondare scelte tecniche, organizzative e di governance. Significa anche attivare strumenti normativi e incentivi economici che orientino le aziende verso comportamenti proattivi. 

In tal senso, il Piano Strategico della PAC (PSP 2023-2027) ha introdotto elementi di novità nella gestione del rischio, potenziando la funzione mutualistica del sistema attraverso l’intervento del Fondo catastrofale AgriCat e favorendo, in prospettiva, un progressivo ampliamento della platea assicurata. Tuttavia, come mostrano i dati, illustrati da ISMEA in occasione della XVII edizione del Convegno nazionale sulla gestione del rischio in agricoltura, organizzato dal Cesar lo scorso aprile, la diffusione delle coperture assicurative resta limitata: nel 2024 meno del 10% delle aziende agricole italiane ha sottoscritto una polizza agevolata, con forti disparità territoriali e una significativa sottorappresentazione del Centro-Sud.

Per contrastare l’asimmetria e il deficit partecipativo il Piano di Gestione dei Rischi in Agricoltura 2025 ha introdotto un’importante novità costituita dalle polizze cosiddette “smart”. Si tratta di prodotti assicurativi semplificati, flessibili e meno costosi rispetto alla polizza tradizionale pensati per abbattere alcune complessità contrattuali e rendere l’accesso ai contributi pubblici più agevole e attrattivo, in particolare per le aziende di piccole dimensioni o con minore dotazione tecnica.

Questi strumenti sono pienamente complementari al Fondo AgriCat e mirano a una maggiore inclusione del tessuto agricolo italiano nel sistema di protezione preventivo, evitando che l’assicurazione resti appannaggio esclusivo di poche grandi realtà organizzate che nel tempo hanno acquisito dimestichezza nella gestione dei rapporti con le compagnie.

La diffusione di queste polizze, oltre che dal processo di sottoscrizione semplificato e dalla possibilità (a tendere) di utilizzare il canale on-line, è favorita dalle policy sulla riassicurazione che consentono, attraverso uno specifico fondo gestito da ISMEA, di prendere in carico parte del portafoglio rischi assunto dalle compagnie.

Tuttavia, la prevenzione non può limitarsi agli strumenti assicurativi e finanziari. Serve anche un cambiamento culturale che da una logica reattiva, fondata sull’indennizzo post-evento ancora dominante, o passiva, basata sul trasferimento del rischio ad altri soggetti, favorisca il passaggio a una logica preventiva fondata su strumenti di difesa attiva, ovvero da quell’insieme di interventi tecnici, strutturali e infrastrutturali orientati a ridurre fisicamente l’impatto degli eventi avversi sulle colture. Sebbene spesso trascurato nei dibattiti, questo aspetto è fondamentale per rafforzare la resilienza del sistema agricolo.

Le reti antigrandine, i frangivento, le barriere verdi, l’irrigazione di precisione, le serre automatizzate sono esempi di soluzioni di difesa attiva già disponibili e, in molti casi, sperimentate con successo in diverse realtà italiane. A queste tecnologie si affiancano pratiche agronomiche che concorrono a una resilienza attiva, come la diversificazione colturale, le tecniche conservative, l’aumento della sostanza organica nei suoli, la gestione sostenibile dell’acqua e l’incremento della biodiversità funzionale.

La difesa attiva non costituisce un’alternativa alla prevenzione di tipo passivo, ma ne è il naturale complemento; rende tangibile, sul campo, una visione strategica della gestione del rischio, traducendo l’analisi e la programmazione in protezione reale del capitale produttivo. Inoltre, rappresenta un’opportunità per orientare l’innovazione agricola non solo verso l’efficienza, ma anche verso la capacità di adattamento in risposta agli eventi estremi.

Concludendo, la gestione del rischio climatico in agricoltura dovrebbe tendere a rafforzare il suo approccio integrato e multilivello, potendo già disporre di basi conoscitive solide ed evolute, strumenti accessibili e inclusivi e azioni concrete di protezione e adattamento.

In questo quadro, il rafforzamento della sinergia tra strumenti assicurativi, fondi mutualistici, strutture e infrastrutture e buone pratiche agronomiche rappresenta la condizione per garantire la tenuta e lo sviluppo del comparto agricolo in un’epoca, tra l’altro, di incertezza economica, geopolitica e ambientale. Strumenti e tecniche che devono agire in osmosi.

Con un salto di qualità nella gestione, un impegno coerente nella formazione e nelle competenze e un investimento nella fiducia tra i diversi attori coinvolti si può costruire oggi la resilienza dell’agricoltura italiana di domani. E non si tratta solo di un obiettivo, ma di una responsabilità collettiva verso l’ambiente, l’economia e le future generazioni. (Fonte: Niki Lasorsa, https://www.pianetapsr.it/)

Fondo per l’Innovazione in Agricoltura: stanziati altri 47 milioni di euro

Con il decreto legge che è stato approvato dal Consiglio dei Ministri la dotazione del Fondo per l’Innovazione in Agricoltura è stata incrementata di ulteriori 47 milioni di euro per l’anno 2025 

Il Fondo è stato istituito per sostenere le imprese agricole, agromeccaniche, della pesca e dell’acquacoltura che investono in nuove tecnologie per la gestione digitale dell’impresa, per l’utilizzo di macchine, di trattori di ultima generazione, di soluzioni robotiche, di sensoristica e di piattaforme e infrastrutture 4.0, per il risparmio idrico e la riduzione dell’impiego di sostanze chimiche.

L’ultimo avviso pubblicato da ISMEA a dicembre 2024, con una dotazione di 175 milioni di euro, ha fatto registrare una partecipazione straordinaria con una richiesta di contributi di gran lunga superiore alle risorse disponibili. Con questa dotazione aggiuntiva di 47 milioni di euro sarà possibile dare risposte ad ulteriori centinaia di imprese che si andranno ad aggiungere alle circa duemila aziende già finanziate, soprattutto micro e piccole aziende guidate da giovani imprenditrici e imprenditori.

Inoltre, il decreto prevede uno stanziamento ulteriore di 5 milioni di euro in favore degli allevatori colpiti dalla Peste Suina Africana. tali risorse si aggiungono ai 24 milioni già stanziati dal ministero e consentiranno di dare risposta a tutte le imprese che hanno subito danni a seguito della diffusione della malattia. (Fonte: https://www.ruminantia.it/)

Op italiane: pilastro agricolo tra norme Ue e sfide attuali

Il sistema delle Organizzazioni di produttori (Op) è un tassello cruciale per l’agricoltura, e per l’ortofrutta, italiana, nato per dare maggiore forza agli agricoltori nella complessa filiera agroalimentare. Aggregandosi, i produttori possono concentrare l’offerta, ottimizzare i costi, migliorare gli standard qualitativi e accedere a specifici finanziamenti europei, potenziando la loro competitività e redditività.

La normativa europea: strumento di riconoscimento e sostegno

Le Op sono regolate principalmente dal Regolamento (Ue) n. 1308/2013, che stabilisce l’organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli (Ocm unica). Questo regolamento ha introdotto un quadro chiaro per il riconoscimento e il funzionamento delle Op agricole, mirando a obiettivi precisi: concentrare l’offerta (permettendo quindi ai produttori di immettere sul mercato volumi significativi, aumentando la loro visibilità e forza contrattuale), migliorare la commercializzazione (rafforzando il potere negoziale collettivo); ottimizzare i costi, ad esempio attraverso l’acquisto congiunto di beni e servizi; promuovere il miglioramento qualitativo, lo sviluppo di prodotti Dop e Igp e l’adozione di standard elevati; incentivare la sostenibilità; fornire assistenza tecnica e logistica per l’innovazione e l’accesso ai mercati.

Gli Stati membri, inclusa l’Italia, riconoscono le Op su richiesta, rendendo il riconoscimento obbligatorio per settori chiave come ortofrutta, olio d’oliva e lattiero-caseari. Una volta riconosciute, le Op possono accedere ai fondi Ue tramite Programmi operativi, specialmente nel settore ortofrutticolo, per investimenti collettivi. A livello nazionale, l’Italia ha recepito queste direttive con specifici Decreti ministeriali.

Le principali sfide delle Op italiane

Nonostante la loro importanza strategica, le Op italiane affrontano diverse criticità che ne limitano il pieno potenziale.

Sicuramente, una eccessiva frammentazione del tessuto produttivo agricolo italiano. Questo riduce la capacità delle Op di concentrare l’offerta in modo significativo, indebolendo il loro potere contrattuale verso i grandi attori della filiera.

Poi, la burocrazia.  La complessità delle procedure e la necessità di programmi operativi dettagliati rendono spesso difficile l’accesso ai finanziamenti europei, specialmente per le Op più piccole o meno strutturate.

Senza dimenticare i costi di produzione e la redditività: gli agricoltori italiani subiscono costi di produzione elevati (manodopera, materie prime, energia), mentre i prezzi di vendita sono spesso compressi, mettendo sotto pressione la redditività delle aziende associate alle Op.

A seguire, la concorrenza dalle importazioni: con l’arrivo di prodotti da Paesi esteri con standard produttivi e costi molto diversi o l’uso di sostanze proibite in Italia che può distorcere il mercato interno e abbassare i prezzi per i produttori nazionali.

E ancora, le carenze nella comunicazione e nella sostenibilità. Spesso la comunicazione dei valori specifici e della qualità dei prodotti italiani al consumatore finale è insufficiente, impedendone la piena valorizzazione.

Inoltre, molte Op veicolano la sostenibilità attraverso i fornitori, ma non sempre dispongono di un proprio piano interno strutturato. O la qualità del personale esterno: le attività promozionali e di informazione in-store, delegate ad agenzie esterne, non sempre garantiscono un personale adeguato e preparato, riducendo l’efficacia della comunicazione e della valorizzazione del prodotto.

Nonostante queste difficoltà, le Op restano uno strumento fondamentale per la resilienza e lo sviluppo dell’agricoltura italiana.. (Fonte: Raffaella Quadretti, https://www.myfruit.it/)

Agricoltura e strumenti digitali: condividi la tua esperienza come agricoltore europeo

 

Partecipa a un sondaggio europeo per raccontare come usi gli strumenti digitali nella tua azienda agricola. La tua voce è essenziale per costruire politiche più giuste e vicine al mondo agricolo.

Questo sondaggio anonimo fa parte di un progetto di ricerca che esplora le esigenze, le preoccupazioni e i desideri degli agricoltori in merito agli strumenti digitali. L’obiettivo è quello di mettere in luce le prospettive degli agricoltori in una discussione spesso dominata da stakeholder non agricoli.

Il sondaggio richiede circa 15 minuti e le tue opinioni contribuiranno ai risultati del progetto europeo e alle raccomandazioni politiche dell’UE. La tua partecipazione è fondamentale e molto apprezzata per garantire proposte eque e sostenibili.

Ricordati di arrivare fino alla fine del sondaggio per inviare la tua risposta.

Partecipa al sondaggio cliccando qui: https://forms.gle/A1vAVY1oD6S9rTfV9

Per qualsiasi domanda sullo studio o sul sondaggio, contatta il ricercatore all’indirizzo: ebba.eriksson@ucdconnect.ie

 

PAC, presentato il terzo “pacchetto semplificazioni”

 

La Commissione europea ha presentato il terzo pacchetto Omnibus dedicato all’agricoltura che contiene una serie di modifiche legislative alla Politica Agricola Comune (PAC), incentrate sugli oneri amministrativi, sui controlli, sull’attuazione, sulla risposta alle crisi e sulle esigenze di investimento.

Le modifiche proposte includono la semplificazione dei requisiti in azienda, un migliore riconoscimento delle diverse pratiche agricole come l’agricoltura biologica, un sostegno semplificato alle piccole e medie aziende agricole attraverso pagamenti semplificati e azioni volte a rafforzare la competitività, tra cui un migliore accesso agli strumenti finanziari e la creazione delle basi per soluzioni digitali.

Le misure potrebbero far risparmiare fino a 1,58 miliardi di euro all’anno agli agricoltori e 210 milioni di euro alle amministrazioni nazionali, rendendo al contempo i pagamenti, determinati requisiti e gli strumenti di crisi più flessibili e facili da gestire.

L’iniziativa della Commissione è parte di un percorso di semplificazione iniziato a febbraio 2024 con l’adozione del primo pacchetto “Omnibus”, che ha previsto una semplificazione di vasta portata nei settori della rendicontazione finanziaria sostenibile, della due diligence sulla sostenibilità, del meccanismo di adeguamento del carbonio alla frontiera, della tassonomia e dei programmi di investimento europei (leggi anche “La Commissione risponde alle proteste con un “pacchetto semplificazione” per l’agricoltura“).

Il nuovo pacchetto si basa sulla Visione per l’agricoltura e l’alimentazione presentata dalla Commissione nel febbraio 2025 e sulle misure di semplificazione già introdotte dalla Commissione europea nel 2024 e fa parte di un processo più ampio che proseguirà nel corso dell’anno con un pacchetto di semplificazione legislativa trasversale, rivolto ad altre politiche che hanno un impatto su agricoltori, aziende del settore agroalimentare e amministrazioni.

“Stiamo riportando il pragmatismo nella Politica Agricola Comune – ha dichiarato Christophe Hansen, Commissario per l’Agricoltura e l’Alimentazione. – Le nostre proposte odierne trovano un equilibrio tra l’esigenza di una politica adatta alle realtà del territorio e la salvaguardia di una certa stabilità per tutti gli attori agricoli. La Commissione è dalla parte degli agricoltori e stiamo facendo del nostro meglio per ridurre la burocrazia affinché possano concentrarsi su ciò che sanno fare meglio: produrre cibo per tutti noi, proteggendo al contempo le nostre risorse naturali. Sono fiducioso che queste misure produrranno risultati concreti sul campo. Invito i colegislatori ad adottare questa proposta entro la fine dell’anno, in modo che i cambiamenti possano raggiungere gli agricoltori già nel 2026″.

Un regime di pagamento semplificato per i piccoli agricoltori

La Commissione propone l’aumento del limite del pagamento forfettario annuale – ovvero un’unica erogazione annuale – per i piccoli agricoltori da 1.250 a 2.500 euro. Lo scopo di questi pagamenti per i piccoli agricoltori è promuovere una distribuzione più equilibrata del sostegno, rafforzare la vitalità delle aree rurali in cui le piccole aziende agricole svolgono un ruolo economico chiave e ridurre gli oneri amministrativi sia per gli agricoltori che per le autorità. Questi agricoltori saranno inoltre esentati da alcune norme ambientali (condizionalità), mentre potranno beneficiare di pagamenti che premiano l’agricoltura ecosostenibile (regimi ecologici).

Requisiti e controlli ambientali semplificati

Il pacchetto di semplificazione mira a tenere meglio conto delle diverse pratiche agricole e delle condizioni locali, riducendo al contempo la sovrapposizione con le normative nazionali vigenti. Ad esempio, le aziende agricole biologiche certificate saranno automaticamente considerate conformi ad alcuni dei requisiti ambientali dell’UE ai fini del finanziamento.

Per alcuni dei requisiti più stringenti, gli agricoltori potranno beneficiare di incentivi per la protezione di torbiere e zone umide, come stabilito dalle Buone Condizioni Agronomiche ed Ambientali 2 (BCAA 2). Questo sostegno li aiuterà anche a conformarsi alle normative nazionali che vanno oltre gli standard UE, garantendo un equo compenso per i loro sforzi.

Per ridurre l’onere amministrativo dei controlli, questi saranno semplificati grazie all’uso di sistemi satellitari e tecnologie avanzate. Inoltre, verrà introdotto un nuovo principio: un solo controllo in loco all’anno per azienda agricola.

Una gestione rafforzata delle crisi e procedure più semplici per le amministrazioni nazionali

Gli agricoltori dell’UE colpiti da calamità naturali o epizoozie riceveranno un supporto migliore grazie ai nuovi pagamenti di crisi disponibili nell’ambito dei piani strategici della PAC e a strumenti di gestione del rischio più flessibili e accessibili.

Gli Stati membri beneficeranno di maggiore flessibilità nell’adattare i propri piani strategici della PAC e l’approvazione preventiva della Commissione sarà richiesta solo per le modifiche strategiche. Ciò avrà un impatto positivo sugli agricoltori, che beneficeranno più rapidamente delle modifiche introdotte.

Maggiore competitività e digitalizzazione

I piccoli agricoltori troveranno più facile ottenere sostegno finanziario grazie a una nuova opzione di finanziamento semplice che offre fino a 50.000 euro in un’unica soluzione per contribuire a migliorare la competitività delle loro aziende agricole.

Le amministrazioni nazionali saranno ulteriormente incoraggiate a sviluppare sistemi digitali interoperabili. Seguendo il principio “segnala una volta, usa più volte”, l’obiettivo è che gli agricoltori debbano inviare i propri dati una sola volta, tramite un unico sistema, risparmiando tempo, riducendo i costi amministrativi e migliorando la gestione aziendale.

In arrivo ulteriori misure di semplificazione

Oltre alle modifiche alle principali norme della PAC, la Commissione proporrà entro la fine dell’anno ulteriori misure di semplificazione, anche in settori diversi dall’agricoltura, volte a ridurre gli oneri di rendicontazione e controllo e ad agevolare l’adozione delle nuove flessibilità offerte dal pacchetto omnibus di semplificazione della PAC. Questi passi saranno delineati in una tabella di marcia.

Prossimi passi

La proposta legislativa sarà ora presentata al Parlamento europeo e al Consiglio per l’adozione. (Fonte: https://www.ruminantia.it/)

Ortofrutta italiana, incremento di valore quasi triplicato in 20 anni

 

Con un valore record aggregato di 12,2 miliardi di euro tra fresco e trasformato, l’ortofrutta italiana rappresenta la prima voce dell’export agroalimentare italiano, con un incremento quasi triplicato (+161%) nel giro di un ventennio. E’ quanto emerge da una analisi Coldiretti su dati Istat diffusa in occasione dell’inaugurazione di Macfrut, alla Fiera di Rimini, con la presenza del presidente nazionale Ettore Prandini.

Il risultato migliore nel ventennio è quello dell’ortofrutta trasformata, a partire dalle conserve di pomodoro, che registra un aumento del 209%, mentre la frutta fresca fa segnare un +111% e la verdura un +175%, secondo Coldiretti.

Un patrimonio economico ma anche di biodiversità, se si considera che in Italia si trova circa la metà di tutte le specie vegetali presenti in Europa. Senza dimenticare il fondamentale ruolo di presidio del territorio rispetto ai pericoli legati al dissesto idrogeologico. Sui record del Frutteto e sull’Orto Italia pesano però i problemi legati alla concorrenza sleale delle importazioni e agli effetti dei cambiamenti climatici.

Se la bilancia commerciale è saldamente in positivo dal punto di vista del valore, considerata anche l’alta qualità delle produzioni Made in Italy, non altrettanto si può dire da quello delle quantità, che per l’ortofrutta fresca vede un gap sfavorevole di 1,2 miliardi di chili di prodotto, spesso proveniente da Paesi dove non vigono le stesse regole in materia di sicurezza alimentare, tutela dell’ambiente e rispetto dei diritti dei lavoratori.

L’aspetto più evidente dei guasti causati dalla mancanza del principio di reciprocità è quello legato all’uso dei prodotti fitosanitari. Mentre negli altri Continenti si utilizzano pesticidi vietati da decenni in Europa, gli agricoltori italiani sono spesso in difficoltà nel difendere i propri raccolti a causa della mancanza di sostanze adeguate. Il tutto nonostante in Italia l’utilizzo di fitofarmaci si sia ridotto del 50% negli ultimi 30 anni e i prodotti utilizzati siano passati da oltre un migliaio a circa 300.

Una situazione di concorrenza sleale peraltro aggravata dagli effetti dei cambiamenti climatici, anche per i ritardi della predisposizione di un piano invasi che garantirebbe l’acqua, indispensabile per il settore. Una soluzione potrebbe venire – ricorda Coldiretti – dalle nuove tecnologie non Ogm per il miglioramento genetico, le Tea, sulle quali si continuano però a registrare incomprensibili ostacoli, spesso legati alla non conoscenza e a posizioni puramente ideologiche.

Ma il problema riguarda anche i consumi. Negli ultimi cinque anni è sparito dalle tavole delle famiglie italiane quasi un miliardo di chili di frutta e verdura, secondo l’analisi Coldiretti su dati Cso Italy, mettendo a rischio la salute soprattutto delle giovani generazioni, considerata anche l’invasione di cibi ultraformulati nella “dieta” di bambini e adolescenti. Da qui l’importanza di aumentare le ore di educazione alimentare nelle scuole per riaffermare i principi della Dieta Mediterranea.

“Per tutelare il settore è necessario imporre il principio di reciprocità negli accordi commerciali ma anche agire a livello interno, favorendo tutte quelle dinamiche che consentirebbero di aggregare l’offerta valorizzando il ruolo delle Op – sottolinea il presidente di Coldiretti Ettore Prandini -. Ma è importate anche l’introduzione di misure finanziabili nei piani operativi, come interventi per combattere gli effetti dei cambiamenti climatici (sistemi di risparmio idrico, invasi, etc.), imballaggi ecologici, compostabili, riutilizzabili, assicurazione dei crediti commerciali, fondi di mutualizzazione”. (Fonte: https://www.corriereortofrutticolo.it/)

EFSA, nuovi limiti di residuo per i prodotti a base di rame

 

EFSA ha pubblicato uno statement in cui propone nuovi limiti di residuo per i prodotti rameici, dopo l’aggiornamento dei valori di Adi (Acceptable Daily Intake) alla fine del 2024.

La duplice attitudine del metallo a essere un nutriente essenziale per la vita e contemporaneamente un contaminante da tenere monitorato ha sempre mal convissuto con le metodiche attualmente utilizzate per la valutazione del rischio per i consumatori che lo assumono attraverso la dieta.

Sono passati già sette anni da quando fu pubblicato il primo documento Efsa sulla valutazione del rischio dei prodotti rameici per il consumatore, nell’ambito della revisione degli Mrl prevista dall’articolo 12 del regolamento 396/2005.

Questo articolo prevede che per ogni sostanza attiva approvata nella Unione europea l’Efsa debba valutare i limiti massimi di residuo per quella sostanza attiva sulle derrate alimentari e verificare se costituiscono un rischio accettabile per il consumatore.

Allora il risultato fu abbastanza sconcertante, vista l’inadeguatezza dei modelli utilizzati per i prodotti fitosanitari quando si applicano a sostanze miste nutrienti/contaminanti come i rameici.

In particolare ha fatto molto discutere la proposta di eliminare la vite da vino come misura di mitigazione per diminuire l’esposizione del consumatore, non essendo possibile ridurre il fondo naturale delle altre fonti di rame che costituisce il maggior contributo alla dieta.

Ovviamente non se ne fece nulla ma si continuò a lavorare per risolvere questo dilemma.

A febbraio del 2023 l‘Efsa ha pubblicato un aggiornamento della valutazione tossicologica dei rameici, da cui l’Adi (Acceptable Daily Intake) è stata ridotta da 0.15 a 0.07 mg/kg bw day. Questo avrebbe significato solo una cosa: ridurre ancora i limiti massimi di residuo.

Questo nuovo endpoint tossicologico fu ufficializzato dallo Scopaff a dicembre del 2024, fatto che ha reso necessario proporre dei nuovi limiti di residuo sulle derrate alimentari.

La patata bollente è stata, come sempre, affidata all’Efsa che ha prodotto un documento dove ha aggiornato tutte le valutazioni del rischio per il consumatore sia sulla base delle prove residui prodotte dai notificanti della sostanza attiva come prodotto fitosanitario, sia sulla base dei risultati dei campionamenti delle derrate alimentari di tutta Europa.

Il risultato è stato che l‘agenzia ha proposto due differenti tipi di Mrl, uno compatibile con le prove residui relative all’uso come prodotto fitosanitario e l’altro basato sui risultati delle varie indagini campionarie.

La Commissione e gli Stati membri, i risk manager, dovranno poi scegliere quali Mrl applicare in funzione delle varie situazioni e dell’importanza degli usi del celebre metallo in fitoiatria.

Alcuni esempi

Su agrumi l’attuale MRL è 20 mg/kg, l’Efsa propone 15 basato su prove residui o 2 basato sui risultati delle indagini campionarie.

Per la vite (sia da vino che da tavola) l’attuale limite è 50 e l’agenzia propone 100 basato su prove residui o 4 basato sui risultati delle indagini campionarie.

Infine un ortaggio: per la lattuga l’attuale limite è 100 e l’agenzia propone 150 basato su prove residui o 2 basato sui risultati delle indagini campionarie. (Fonte: https://agronotizie.imagelinenetwork.com/)

L’irrigazione di precisione non è più rimandabile

In un contesto produttivo sempre più condizionato dal cambiamento climatico, dove le precipitazioni intense o i lunghi periodi di siccità sono ormai frequenti, la gestione razionale della risorsa idrica diventa fondamentale per garantire rese elevate e produzioni di qualità.
Sono diversi gli ambiti d’intervento per efficientare l’irrigazione in ambito agricolo:

  • regimazione e recupero delle acque (invasi, reti irrigue, uso di acque reflue);
  • salvaguardia della risorsa idrica a partire da pratiche agronomiche che non alterino le caratteristiche chimico-fisiche-biologiche del terreno;
  • pianificazione dell’uso agricolo della risorsa idrica attraverso la stima della disponibilità e dei fabbisogni a livello di bacino, comprensorio agrario e azienda, unità suolo e coltura (es. telerilevamento da satellite, modelli per la stima dell’evapotraspirazione, sensori per il monitoraggio dello stato idrico del suolo e della pianta, Dss ecc.);
  • irrigazione di precisione (impianti irrigui moderni a bassi pressione ecc.).

Oltre all’adozione di tutte queste strategie, gli strumenti finanziari per l’efficientamento dell’irrigazione aziendale messi a disposizione dalle Regioni rappresentano un supporto determinante. In Friuli Venezia Giulia, grazie alle risorse stanziate dall’Amministrazione regionale e al supporto tecnico dell’Agenzia regionale per lo sviluppo rurale (Ersa) e alle migliorie infrastrutturali operate dal Consorzio di Bonifica, sono tante le aziende agricole e viticole che hanno ammodernato gli impianti irrigui ottenendo un risparmio idrico ed energetico del 20-30%.

Leggi l’articolo integrale su Terra e Vita

Azoto nei sistemi agroalimentari: il nuovo report di FAO per un uso sostenibile

L’aumento dei fertilizzanti azotati nel corso dell’ultimo secolo ha contribuito in modo significativo a migliorare la produzione agricola e a rafforzare la sicurezza alimentare e la nutrizione per una popolazione globale in espansione. Tuttavia, l’uso improprio dell’azoto può danneggiare gravemente la qualità dell’aria, dell’acqua e del suolo, causare la perdita di biodiversità e aggravare il cambiamento climatico.

Un nuovo rapporto della Food and Agriculture Organization of the United Nations (FAO), presentato questi giorni, fornisce una panoramica completa dell’uso dell’azoto e delle sfide che ne derivano nei sistemi agroalimentari, sottolinea l’importanza di garantire un uso sostenibile e offre raccomandazioni per raggiungere questo obiettivo.

L’azoto è un componente essenziale dei prodotti alimentari, in particolare degli amminoacidi e delle proteine, necessari per la crescita di piante, animali ed esseri umani. Grazie all’invenzione del processo Haber-Bosch all’inizio del XX secolo, l’uomo è stato in grado di convertire l’azoto non reattivo, abbondante nell’atmosfera (lo stesso azoto che rende il cielo azzurro), in sostanze utili come l’ammoniaca, oggi comunemente utilizzata come fertilizzante.

Gli esseri umani attualmente aggiungono circa 150 teragrammi (Tg) di azoto reattivo alla superficie terrestre ogni anno attraverso l’agricoltura e l’industria. Questa quantità è più del doppio del tasso preindustriale. Alcuni esperti suggeriscono che il cambiamento climatico potrebbe contribuire a far aumentare questo tasso portandolo a circa 600 Tg all’anno entro il 2100, il che potrebbe aumentare i livelli di perdita di azoto nell’ambiente.

Il bestiame è ritenuto il principale responsabile delle emissioni di azoto ed il responsabile di circa un terzo delle emissioni totali di azoto prodotte dall’attività umana. Fertilizzanti sintetici, cambiamenti nell’utilizzo del suolo e produzione di letame sono le principali cause di inquinamento da azoto in quest’area.

L’inquinamento da azoto è più grave nel Nord America, nell’Europa occidentale e in alcuni paesi asiatici, dove i fertilizzanti sono stati ampiamente utilizzati e abusati per decenni. Nei Paesi a basso e medio reddito, c’è invece il problema opposto in quanto l’accesso limitato ai fertilizzanti porta all’esaurimento dell’azoto, che a sua volta riduce i nutrienti del suolo e ne provoca il degrado.

Un uso giudizioso dell’azoto in agricoltura, quindi, aiuta a prevenire il degrado del suolo e l’esaurimento dei nutrienti, aumentando al contempo le rese delle colture. Al contrario, un uso eccessivo esacerba il riscaldamento globale, degrada la qualità dell’aria e dell’acqua e impoverisce l’ozono stratosferico. L’inquinamento da azoto pone rischi per la salute umana, aumentando l’incidenza di malattie respiratorie e cardiache. Pertanto, è più urgente che mai una gestione sostenibile dell’azoto che si concentri sulla riduzione al minimo degli apporti e delle perdite esterne e sulla massimizzazione del riciclaggio.

“L’efficienza nell’uso dell’azoto (NUE) ha visto miglioramenti negli ultimi anni, il che è incoraggiante. Tuttavia, c’è ancora molto lavoro da fare. Questo rapporto fornisce una serie dettagliata di raccomandazioni per migliorare ulteriormente la NUE, contribuendo a ridurre l’inquinamento e promuovendo al contempo la salute ambientale e umana”, ha affermato Thanawat Tiensin, Direttore generale aggiunto e Direttore della Divisione Produzione e Salute Animale della FAO.

Azioni chiave e proposte politiche

Il rapporto presenta diversi casi di studio che illustrano gli sforzi in corso per migliorare l’efficienza energetica e la qualità della vita in tutto il mondo e offre una serie di raccomandazioni.

Questi includono:

  • L’industria dei fertilizzanti dovrebbe adottare misure urgenti per ridurre le emissioni di gas serra durante la produzione di fertilizzanti minerali azotati e incoraggiare la riduzione al minimo delle perdite durante lo stoccaggio, il trasporto e l’applicazione sul terreno.
  • I governi nazionali dovrebbero incoraggiare l’uso diffuso della fissazione biologica dell’azoto (un processo in cui l’azoto gassoso presente nell’atmosfera viene fissato simbioticamente nei tessuti di alcune piante) nelle rotazioni colturali appropriate a livello locale, utilizzando colture leguminose, come la soia o l’erba medica.
  • I governi nazionali dovrebbero elaborare delle linee guida per aiutare gli allevatori ad adottare le migliori pratiche di gestione del letame, concentrandosi sulla riduzione al minimo delle inutili perdite di azoto nell’ambiente e sul miglioramento del suo utilizzo efficace nell’agricoltura produttiva.
  • Le politiche del sistema agroalimentare dovrebbero incoraggiare l’uso di fertilizzanti organici azotati per migliorare la sostenibilità. Dovrebbero inoltre promuovere la pianificazione spaziale ridistribuendo il bestiame, riducendo il numero di bestiame in aree con elevata concentrazione geografica e promuovendo approcci di bioeconomia circolare.
    I governi nazionali dovrebbero promuovere l’integrazione della gestione sostenibile dell’azoto nelle azioni di mitigazione appropriate a livello nazionale e nei contributi determinati a livello nazionale , compresi gli obiettivi per ridurre l’ossido di azoto nei sistemi agroalimentari per mantenere in vista l’obiettivo di 1,5 °C dell’accordo di Parigi.
  • I governi nazionali dovrebbero stabilire impegni nazionali per ridurre l’inquinamento da azoto, tra cui ammoniaca e nitrati, per raggiungere gli obiettivi globali sulla biodiversità.
  • I governi nazionali dovrebbero intensificare gli sforzi per ridurre gli sprechi e le perdite alimentari in tutte le fasi del sistema agroalimentare e promuovere il riciclaggio e il trattamento degli alimenti non idonei al consumo umano come mangimi per il bestiame.
  • I governi nazionali, il settore privato, le istituzioni finanziarie internazionali e le banche agricole locali dovrebbero integrare la gestione sostenibile dell’azoto nei progetti e nei programmi di sviluppo nei sistemi agroalimentari. Dovrebbero inoltre promuovere gli investimenti in fertilizzanti minerali ad alta efficienza e basse emissioni e il riciclaggio dei residui organici per migliorare l’efficienza del sistema, ridurre al minimo lo spreco di risorse e ridurre l’inquinamento ambientale.

“Una gestione sostenibile dell’azoto è fondamentale per raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile entro il 2030, in particolare quelli relativi a fame, salute, acqua pulita, produzione e consumo sostenibili, azione per il clima e preservazione della vita sulla terraferma e sott’acqua”, affermano gli autori del rapporto. “Migliorare l’efficienza nell’uso dell’azoto lungo la filiera agroalimentare e ridurre la perdita di azoto può aiutare ad aumentare la produzione alimentare nei paesi a basso e medio reddito consentendo a più risorse di azoto di raggiungere lo scopo previsto, migliorare la salute riducendo le emissioni nocive e proteggere i corpi idrici dall’inquinamento”.

Per consultare il report completo clicca QUI!

(Fonte: https://www.ruminantia.it/)

Come va il sistema agroalimentare italiano: CREA pubblica “L’agricoltura italiana conta” 2024

Come ogni anno, CREA –Centro di ricerca Politiche e Bioeconomia ha pubblicato il volume “L’agricoltura italiana conta” 2024, strumento informativo sull’andamento del sistema agroalimentare italiano.

La pubblicazione costituisce un prezioso aiuto non solo come fonte di dati e tendenze che caratterizzano l’agricoltura italiana, ma anche di tutte le interrelazioni del settore primario con gli altri settori, con il territorio, con l’ambiente e i bisogni della società e del Paese.

Per far questo sono chiamati a collaborare studiosi del Centro Politiche e Bioeconomia appartenenti a vari ambiti disciplinari, in grado di affrontare, con le loro differenti competenze, tutto l’arco delle varie problematiche riguardanti il sistema agroalimentare nazionale.

Rispetto alla prima edizione del 1988, si segnala l’ampliamento dell’arco dei temi trattati, passando dalle 72 pagine iniziali alle 150 dell’ultima edizione. Tutto ciò senza perdere la versatilità del formato tascabile (12×18) e lo stile divulgativo che lo caratterizzano.

PAC dopo il 2027, Il Consiglio UE approva le conclusioni

Il Consiglio europeo ha approvato oggi all’unanimità una serie di conclusioni sul futuro della politica agricola comune (PAC) post 2027.

Le conclusioni sottolineano l’importanza della PAC nel raggiungimento di un’agricoltura competitiva, a prova di crisi, sostenibile, a misura di agricoltori e basata sulla conoscenza, ed evidenziano alcuni obiettivi chiave: garantire la sicurezza alimentare, un equo tenore di vita per la comunità agricola e prezzi ragionevoli per i consumatori.

Il documento era stato precedentemente pubblicato sotto forma di conclusioni della presidenza del Consiglio dal momento che durante la riunione del Consiglio Agricoltura e pesca di ottobre era stato approvato solamente da 26 dei 27 Stati membri (solo la Romania aveva espresso una posizione contraria).

Una futura PAC incentrata sugli agricoltori

I 27 ministri dell’agricoltura dell’UE hanno sottolineato l’importanza strategica della PAC e il suo ruolo nel garantire la sicurezza alimentare.

In questo contesto, hanno osservato che sono necessarie risorse e strumenti dedicati e appropriati per la PAC al fine di rispondere in modo efficiente ai suoi molteplici obiettivi. I ministri hanno sottolineato il fatto che la PAC, attraverso pagamenti diretti agli agricoltori e altre forme di sostegno, dovrebbe aiutare a garantire che gli agricoltori abbiano un reddito stabile e fornire loro incentivi per contribuire alla transizione verde.

Il Consiglio ha inoltre convenuto che lo sviluppo rurale dovrebbe continuare ad avere un ruolo importante nell’architettura della PAC sostenendo la redditività delle aree rurali.

Rafforzare la competitività e migliorare la posizione degli agricoltori nella filiera alimentare

Il Consiglio ha riconosciuto che è importante migliorare il funzionamento della filiera agroalimentare, la distribuzione del valore aggiunto e garantire una maggiore trasparenza e una giusta remunerazione per gli agricoltori. I ministri hanno sottolineato l’importanza della stabilità del reddito degli agricoltori per mantenere attività agricole e una produzione alimentare economicamente sostenibili e competitive in tutte le regioni dell’UE.

I ministri dell’agricoltura hanno inoltre riconosciuto la tendenza negativa dell’invecchiamento della popolazione agricola e l’importanza di un sufficiente ricambio generazionale. I ministri hanno concordato che il sostegno ai giovani agricoltori e ai nuovi agricoltori dovrebbe essere rafforzato, per contribuire a garantire che il settore rimanga attraente per le generazioni future. Inoltre, le piccole aziende agricole e la partecipazione delle donne nel settore sono state evidenziate come elementi importanti per la redditività delle aree rurali.

Il Consiglio ha inoltre sottolineato che è necessario sostenere gli investimenti per promuovere la competitività e la sostenibilità.

Un modello farmer-friendly

Le conclusioni chiedono norme più favorevoli agli agricoltori e sottolineano la necessità di ridurre la burocrazia e semplificare le procedure.

A questo proposito, i ministri hanno chiesto una procedura semplificata e accelerata per approvare e modificare i piani strategici nazionali della PAC e per allentare gli obblighi di rendicontazione per gli agricoltori.

Il Consiglio ha sottolineato che il sistema di monitoraggio e valutazione dovrebbe essere più efficiente, trasparente e semplificato, e che il sistema di controllo e sanzione non deve aumentare il numero di controlli in loco.

Fornire incentivi agli agricoltori per la transizione verde

I ministri dell’agricoltura dell’UE hanno riconosciuto che gli agricoltori svolgono un ruolo cruciale nella transizione verde e che la PAC dovrebbe continuare ad aiutare il settore nella sua transizione verso pratiche più sostenibili. Il Consiglio ritiene che gli agricoltori dovrebbero avere incentivi adeguati a tal fine.

I ministri hanno sottolineato la necessità di garantire il giusto equilibrio tra sostenibilità economica, sociale e ambientale.

Un’agricoltura UE a prova di crisi

Il Consiglio ha riconosciuto che la competitività del settore agricolo è stata influenzata da un numero crescente di eventi meteorologici straordinari, nonché dai focolai di malattie che hanno colpito gli animali e dalla diffusione di parassiti delle piante.

Gli strumenti di gestione del rischio e le misure di adattamento climatico sono considerati essenziali per garantire la resilienza del settore.

Inoltre, per migliorare il modo in cui le autorità nazionali e regionali affrontano le crisi, il Consiglio ha chiesto maggiore flessibilità nell’uso degli strumenti della PAC. È stata inoltre evidenziata la necessità di procedure più rapide e semplici per supportare gli agricoltori in caso di eventi meteorologici eccezionali.

Ricerca e innovazione

La ricerca e l’innovazione svolgono un ruolo fondamentale nel raggiungimento degli obiettivi climatici e ambientali e nel garantire che i cittadini dell’UE dispongano di cibo sostenibile, sano e accessibile. In questo contesto, il Consiglio ha sottolineato l’importanza di un approccio all’agricoltura basato sulla conoscenza.

Le conclusioni evidenziano inoltre l’importanza dell’economia circolare e della bioeconomia nel sostenere la transizione verde nei settori agricolo e forestale.

Prossimi passi

Il Consiglio invita la nuova Commissione a tenere conto delle conclusioni nella preparazione delle prossime proposte legislative sulla PAC post-2027 e della “Vision for agriculture and food”, la cui pubblicazione è prevista nei primi 100 giorni del nuovo mandato. (Fonte: https://www.ruminantia.it/)

Difesa fitosanitaria, il nuovo Regolamento UE

Queste le principali novità inserite nella revisione della normativa sulla difesa fitosanitaria dell’Ue, approvata all’unanimità dai 27 al Consiglio Ue Agricoltura e Pesca in corso a Bruxelles.

Il via libera conclude l’iter legislativo del nuovo regolamento che sarà ora firmato e pubblicato in Gazzetta ufficiale dell’Ue ed entrerà in vigore venti giorni dopo “proteggendo l’Ue dalle minacce fitosanitarie” e snellendo le norme esistenti”, come sottolineato dal ministro dell’Agricoltura ungherese István Nagy, che presiede la riunione.

Assistenza e monitoraggio

La normativa rivista introdurrà un team di emergenza fitosanitaria dell’Unione fatto di “esperti specializzati in salute delle piante” che potranno fornire assistenza di fronte all’insorgenza di nuovi focolai di parassiti nel continente o prevenire l’ingresso di organismi nocivi per le piante.

La revisione prevede inoltre l’aumento della durata dei programmi di indagine pluriennali (da cinque a dieci anni, invece degli attuali cinque-sette anni) per garantire di individuare in maniera tempestiva i parassiti. (Fonte: https://terraevita.edagricole.it/)