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Nasce l’Osservatorio globale FAO per la biodiversità del suolo

 

L’Organizzazione delle Nazioni Unite per il cibo e la nutrizione (FAO) ha annunciato i primi passi concreti per la creazione del Global Soil Biodiversity Observatory (GLOSBO), uno strumento internazionale pensato per proteggere e monitorare la vita sotto la superficie terrestre, fondamentale per la salute degli ecosistemi e la sicurezza alimentare.

L’iniziativa, coordinata dalla FAO attraverso la Global Soil Partnership, mira a colmare le lacune di conoscenza sulla biodiversità del suolo, raccogliendo dati scientifici armonizzati a livello globale. Il suolo ospita oltre il 25% della biodiversità del pianeta, inclusi organismi essenziali per il ciclo dei nutrienti, la produzione agricola e la regolazione del clima. Tuttavia, questa ricchezza biologica è minacciata da degrado, inquinamento, urbanizzazione e cambiamenti climatici.

Il nuovo Osservatorio fungerà da piattaforma di raccolta, analisi e condivisione dei dati, permettendo a governi, ricercatori e comunità locali di sviluppare politiche e pratiche di gestione sostenibile del suolo. La FAO prevede di coinvolgere attivamente gli Stati membri nella definizione di protocolli comuni per il monitoraggio, così da garantire informazioni comparabili tra paesi e regioni.

Secondo l’organizzazione, proteggere la biodiversità sotterranea è essenziale non solo per l’agricoltura, ma anche per la resilienza climatica, la conservazione delle acque e la salute degli ecosistemi terrestri. Il GLOSBO potrà contribuire anche al raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG), in particolare quelli legati alla fame zero, alla vita sulla terra e all’azione per il clima. (Fonte: https://www.mangimiealimenti.it/)

APPROVATO IL DDL AGRICOLTURA, INTRODOTTO IL REATO DI FRODE ALIMENTARE

 

Il Consiglio dei Ministri ha approvato il Disegno di Legge (DDL) sulle sanzioni in materia alimentare, un provvedimento che mira a contrastare le frodi nel settore agroalimentare e tutelare la sicurezza dei cittadini che acquistano e consumano.

Il DDL, composto da 18 articoli introduce nuove sanzioni sia penali che amministrative per chi viola le normative in ambito alimentare, mettendo in atto misure dirette per proteggere il Made in Italy e garantire la qualità dei prodotti.

Tra le novità più significative, il DDL introduce il reato di “Frode alimentare”, ampliando il novero delle condotte ingannevoli punibili, comprendendo tutti i soggetti coinvolti nella filiera alimentare. Verranno sanzionate quelle azioni che determinano un pregiudizio per il consumatore in termini di provenienza, qualità o quantità dei prodotti alimentari.

Inoltre, viene introdotto un reato specifico, quello di “Commercio di alimenti con segni mendaci”, per contrastare le pratiche ingannevoli relative all’etichettatura e alle indicazioni sui prodotti. Come anche verrà introdotto il reato di “agropirateria”, che colpisce chi, con più operazioni e con modalità organizzate e continuative, commette frodi ai danni degli acquirenti di prodotti alimentari.

Un altro aspetto fondamentale riguarda la protezione delle Indicazioni Geografiche Protette (IGP) e delle Denominazioni di Origine Protetta (DOP).

Il DDL prevede misure più severe per la tutela e la protezione delle DOP e IGP, con sanzioni specifiche contro la contraffazione e l’uso improprio dei marchi. In particolare, sono introdotte nuove disposizioni per garantire che i prodotti con DOP e IGP siano effettivamente realizzati in conformità alle normative nazionali ed europee.

Il DDL, poi, prevede la destinazione a scopi benefici degli alimenti confiscati a causa di pratiche fraudolente anche in caso di sequestro. Gli alimenti sequestrati potranno essere destinati in favore di enti pubblici o associazioni e consorzi con compiti assistenziali. Si contribuisce così a una finalità sociale e si riduce lo spreco alimentare.

Un’altra importante novità riguarda le sanzioni amministrative. Il provvedimento prevede una gradazione delle sanzioni in base alla gravità della violazione, con l’introduzione di misure più dissuasive legando gli importi al fatturato delle imprese coinvolte. In passato si verificava, ad esempio, che un piccolo imprenditore poteva vedersi applicare la stessa sanzione prevista per una multinazionale.

Inoltre, il DDL introduce misure specifiche per garantire la tracciabilità e la sicurezza dei prodotti alimentari, come nel caso della filiera bufalina, dove sono previste nuove disposizioni per la tracciabilità e il controllo della qualità.

Viene formalmente istituita la “Cabina di regia per i controlli amministrativi”, presieduta dal Ministro del MASAF e che vede la partecipazione, ai più alti livelli, delle istituzioni deputate ai controlli.

Infine, il DDL prevede anche l’introduzione del “Blocco ufficiale temporaneo”, uno strumento di semplificazione, che consentirà agli organi di controllo di fermare temporaneamente i prodotti che presentano solo anomalie amministrative, e dando la possibilità alle imprese di sanare la carenza documentale entro brevi termini, garantendo, al contempo, la tutela dei consumatori senza incorrere in ritardi burocratici. (Fonte: https://www.corriereortofrutticolo.it/)

EFSA, nuovi limiti di residuo per i prodotti a base di rame

 

EFSA ha pubblicato uno statement in cui propone nuovi limiti di residuo per i prodotti rameici, dopo l’aggiornamento dei valori di Adi (Acceptable Daily Intake) alla fine del 2024.

La duplice attitudine del metallo a essere un nutriente essenziale per la vita e contemporaneamente un contaminante da tenere monitorato ha sempre mal convissuto con le metodiche attualmente utilizzate per la valutazione del rischio per i consumatori che lo assumono attraverso la dieta.

Sono passati già sette anni da quando fu pubblicato il primo documento Efsa sulla valutazione del rischio dei prodotti rameici per il consumatore, nell’ambito della revisione degli Mrl prevista dall’articolo 12 del regolamento 396/2005.

Questo articolo prevede che per ogni sostanza attiva approvata nella Unione europea l’Efsa debba valutare i limiti massimi di residuo per quella sostanza attiva sulle derrate alimentari e verificare se costituiscono un rischio accettabile per il consumatore.

Allora il risultato fu abbastanza sconcertante, vista l’inadeguatezza dei modelli utilizzati per i prodotti fitosanitari quando si applicano a sostanze miste nutrienti/contaminanti come i rameici.

In particolare ha fatto molto discutere la proposta di eliminare la vite da vino come misura di mitigazione per diminuire l’esposizione del consumatore, non essendo possibile ridurre il fondo naturale delle altre fonti di rame che costituisce il maggior contributo alla dieta.

Ovviamente non se ne fece nulla ma si continuò a lavorare per risolvere questo dilemma.

A febbraio del 2023 l‘Efsa ha pubblicato un aggiornamento della valutazione tossicologica dei rameici, da cui l’Adi (Acceptable Daily Intake) è stata ridotta da 0.15 a 0.07 mg/kg bw day. Questo avrebbe significato solo una cosa: ridurre ancora i limiti massimi di residuo.

Questo nuovo endpoint tossicologico fu ufficializzato dallo Scopaff a dicembre del 2024, fatto che ha reso necessario proporre dei nuovi limiti di residuo sulle derrate alimentari.

La patata bollente è stata, come sempre, affidata all’Efsa che ha prodotto un documento dove ha aggiornato tutte le valutazioni del rischio per il consumatore sia sulla base delle prove residui prodotte dai notificanti della sostanza attiva come prodotto fitosanitario, sia sulla base dei risultati dei campionamenti delle derrate alimentari di tutta Europa.

Il risultato è stato che l‘agenzia ha proposto due differenti tipi di Mrl, uno compatibile con le prove residui relative all’uso come prodotto fitosanitario e l’altro basato sui risultati delle varie indagini campionarie.

La Commissione e gli Stati membri, i risk manager, dovranno poi scegliere quali Mrl applicare in funzione delle varie situazioni e dell’importanza degli usi del celebre metallo in fitoiatria.

Alcuni esempi

Su agrumi l’attuale MRL è 20 mg/kg, l’Efsa propone 15 basato su prove residui o 2 basato sui risultati delle indagini campionarie.

Per la vite (sia da vino che da tavola) l’attuale limite è 50 e l’agenzia propone 100 basato su prove residui o 4 basato sui risultati delle indagini campionarie.

Infine un ortaggio: per la lattuga l’attuale limite è 100 e l’agenzia propone 150 basato su prove residui o 2 basato sui risultati delle indagini campionarie. (Fonte: https://agronotizie.imagelinenetwork.com/)

Nuovo Regolamento Imballaggi: dal CONAI indicazioni operative per le imprese

 

Il 22 gennaio scorso è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea il Regolamento sugli Imballaggi e i Rifiuti di Imballaggio, noto anche come PPWR.

Il Regolamento è già pienamente in vigore e inizierà ad essere in applicazione da agosto 2026.

Le aziende hanno quindi tempo per adeguarsi ai dettami del nuovo Regolamento, che si applica a tutti gli imballaggi, compresi quelli dei prodotti ortofrutticoli, anzi prevede alcune disposizioni specifiche proprio per questa filiera.

Per supportare le aziende in questa fase, CONAI (Consorzio nazionale imballaggi) ha avviato un gruppo di lavoro cui siedono, oltre ad esponenti del Consorzio, anche i rappresentanti di aziende produttrici, associazioni e consorzi di filiera.

Grazie all’attività di questo team di esperti, CONAI mette a disposizione delle aziende una serie di strumenti, il primo dei quali è stato il webinar “Nuovo Regolamento Imballaggi: indicazioni operative per le imprese”, che si è svolto il 4 marzo 2025.

Il Corriere Ortofrutticolo riporta la sintesi dell’Incontro di Elena Consonni.

“Il PPWR – ha sottolineato Donata Gammino, Centro Studi per l’Economia Circolare di CONAI – si applica a tutti gli imballaggi, indipendentemente dall’ambito di utilizzo e si basa su tre principi: prevenzione, riciclo, riduzione. L’obiettivo è quello di ridurre progressivamente i rifiuti da imballaggio, fino ad arrivare, nel 2040, a un -15% rispetto al 2018”. Per raggiungerlo il Regolamento contiene una serie di prescrizioni, cui le aziende produttrici e utilizzatrici di imballaggi, dovranno adeguarsi, che diventeranno operative con diverse tempistiche.

La prima scadenza riguarda la limitazione della presenza di sostanze pericolose negli imballaggi, che dal 12 agosto 2026 non potranno essere immessi sul mercato se supereranno determinati valori di PFAS, sostanze perfluoro alchiliche largamente utilizzate fin dagli anni Cinquanta in diverse categorie di imballaggi.

Scattano invece nel 2030 le prescrizioni sulla riciclabilità.

Dal 1 gennaio, infatti, tutti gli imballaggi dovranno essere riciclabili, secondo tre classi di riciclabilità; dal 2035 dovranno anche essere raccolti separatamente e riciclati su larga scala ed entro il 2038 potranno rimanere sul mercato solo gli imballi appartenenti alle due classi più virtuose.

Il Regolamento non è ancora completamente esplicito su questo punto, infatti entro il 1° gennaio 2028 la Commissione attraverso degli atti delegati definirà i criteri di progettazione per il riciclo e la classificazione della riciclabilità. Entro il 2030 dovrà poi adottare gli atti di esecuzione per determinare cosa intende per riciclo su larga scala e mettere a punto un meccanismo di tracciabilità che permetta di valutarlo.

Un altro aspetto su cui la Commissione dovrà dare ulteriori informazioni entro la fine del 2026 è il contenuto minimo di materiale riciclato negli imballaggi in plastica. Le aziende avranno così tempo per adeguarsi ai limiti imposti, che possono variare dal 10 al 35% in funzione della tipologia di imballo.

Una prescrizione che chiama esplicitamente in causa la filiera ortofrutticola è quella della compostabilità. Dal febbraio 2028, infatti, alcuni imballaggi dovranno essere compostabili e tra essi figurano le etichette adesive applicate ai prodotti ortofrutticoli.

Un obbligo che riguarderà tutti gli imballi è invece quello sulla riduzione di peso e volume degli imballaggi al minimo necessario per garantirne la funzionalità. Dal febbraio 2028 gli imballaggi per la vendita dovranno ridurre al minimo gli spazi vuoti ed evitare doppie pareti e strati non necessari. I materiali di riempimento sono considerati dal Regolamento come spazi vuoti. “Al momento – ha precisato Gammino – non sono previsti target di riduzione di quantitativi”.

Un tema particolarmente ostico è quello dell’etichettatura armonizzata degli imballaggi. E’ aperto un tavolo di lavoro che porterà a delle novità alle norme attuali in vigore nei singoli Paesi. La scadenza per la Commissione è l’agosto 2026, in modo che le aziende siano pronte, nel 2028, ad adottare l’etichetta armonizzata che conterrà informazioni sulla composizione del materiale di imballaggio per agevolare la raccolta differenziata.

Un’altra prescrizione che chiama in causa direttamente l’ortofrutta è quella sugli imballaggi in plastica monouso. Dal 1° gennaio 2030 saranno infatti vietati, tra gli altri, quelli destinati al confezionamento di frutta e verdura non trasformata, per un peso inferiore a 1,5 kg. Il divieto vale per reti, sacchetti, vassoi.

Di contro la norma favorisce il riutilizzo: dal 1° gennaio 2030 almeno il 40% degli imballaggi totali utilizzati per il trasporto dovrà essere riutilizzabile; per gli imballi impiegati nel trasporto tra siti produttivi, si dovrà arrivare alla totalità. Già nel settore ortofrutticolo sono presenti dei circuiti di riutilizzo degli imballaggi, che presumibilmente verranno implementati per adeguarsi al Regolamento. Entro febbraio 2027, la Commissione dovrà stabilire il numero minimo di rotazioni necessarie per definire un imballaggio riutilizzabile.

“Siamo preoccupati per tanti aspetti del regolamento – ha commentato Adele Scicchitano di Unione Italiana Food che partecipa al gruppo di lavoro CONAI sul PPWR portando gli interessi delle aziende alimentari – in particolare per quanto riguarda , che abbraccia anche l’utilizzatore degli imballaggi. Il settore alimentare, in particolare, dovrà seguire gli obblighi introdotti da Regolamento, ma garantendo comunque i criteri di igiene, sicurezza e shelf life propri di ogni alimento.

Tra le misure che avranno un maggiore impatto segnalo le prescrizioni sugli imballaggi in plastica per frutta e verdura, che prevedono però un’esenzione la IV gamma. A causa della fragilità e della shelf-life ravvicinata di questa categoria non sarebbe possibile prevedere un diverso tipo di packaging”.

“Gli ultimi tre anni – ha aggiunto Luca Stramare, Direttore del Centro studi per l’economia circolare Luca Stramare – sono stati molto intensi sul fronte della negoziazione del testo del Regolamento, che ancora non è completo. Da qui al 2040 verrà completato”.

CONAI continuerà a seguire l’evoluzione del Regolamento e a proporsi come riferimento per chiarire i dubbi delle aziende. Ha già messo in atto alcuni strumenti, come un form di raccolta delle domande nella sezione “Contattaci” del proprio sito. “Raccoglieremo e cercheremo di dare risposta alle domande raccolte – ha concluso Stramare – realizzando dei documenti specifici o attraverso una sezione FAQ. Intanto stiamo finalizzando un vademecum dedicato al PPWR, che presenteremo il 16 aprile, in un webinar dedicato”.

(Fonte: Elena Consonni, https://www.corriereortofrutticolo.it/)

Residui in ortofrutta, le novità introdotte dalla riforma Cartabia

La presenza, fuori norma, di residui di prodotti fitosanitari negli alimenti, vietata dall’articolo 5, lettera h) della legge 283/62, è da sempre fonte di preoccupazione per agricoltori e operatori del settore ortofrutticolo.

La disposizione genera particolare apprensione, poiché anche gli imprenditori più scrupolosi possono trovarsi esposti a contestazioni, non necessariamente per negligenza diretta.

Le cause possono essere molteplici: dalla contaminazione involontaria dovuta alla deriva di sostanze provenienti da campi limitrofi, fino a errori commessi da altri soggetti della filiera.

La criticità principale risiede nel fatto che anche violazioni non intenzionali possono comportare severe conseguenze, inclusi procedimenti penali.

La riforma Cartabia ha introdotto in questa materia significative novità, i cui effetti sono, tuttavia, ancora oggetto di approfondimento da parte della dottrina e della giurisprudenza.

Per fare chiarezza sul tema, l’avvocato Gualtiero Roveda è stato intervistato da Cristiano Riciputi di FreshPlaza.it

 

La riforma Cartabia ha portato cambiamenti importanti al sistema giudiziario italiano. Questi cambiamenti riguardano anche la violazione dell’art. 5, lett. h) della legge 283/62?
Sì, la riforma ha toccato vari ambiti del diritto penale, inclusa la sicurezza alimentare. Ha introdotto una nuova causa di estinzione di alcuni reati attraverso l’adempimento delle prescrizioni degli organi di vigilanza e il pagamento di sanzioni ridotte, riducendo così il carico sui tribunali per violazioni di lieve entità.

È corretto affermare che questa procedura ricalca quella prevista in materia di sicurezza sul lavoro?
Esattamente. La riforma ha introdotto una procedura di estinzione del reato per contravvenzioni in ambito alimentare, prevedendo che l’organo accertatore, come ASL, NAS o Capitaneria di porto, imponga misure correttive per far cessare le situazioni di pericolo o la prosecuzione di attività potenzialmente pericolose per la sicurezza, stabilendo un termine per adeguarsi.

Si applica anche nel caso in cui, a causa della deperibilità del prodotto, non sia più possibile ritirare la merce, ossia in assenza di prescrizioni attuabili?
Questo è il nodo centrale della questione. Alcune Autorità hanno già adottato l’interpretazione secondo cui è possibile ammettere il contravventore al pagamento di una sanzione amministrativa anche in assenza di prescrizioni concretamente attuabili. Pare che questa linea interpretativa stia progressivamente prevalendo. Tale prassi si fonda sulla finalità deflattiva dell’istituto estintivo, orientata a favorire la compliance aziendale e l’efficienza del sistema sanzionatorio, come già avvenuto nei settori della sicurezza sul lavoro e della tutela ambientale. In ogni caso, l’Autorità di polizia giudiziaria ha la facoltà di impartire prescrizioni di carattere organizzativo o procedurale, che potrebbero riguardare, ad esempio, l’aggiornamento dei manuali di autocontrollo o la revisione delle procedure aziendali.

A quanto ammonta la sanzione amministrativa?
Per la contravvenzione in esame è prevista una sanzione pari a un sesto dell’importo massimo stabilito dalla norma violata che corrisponde a 7.746,83 euro. Una volta effettuato il pagamento, il reato si estingue e il Pubblico Ministero ne chiede l’archiviazione.

In ogni caso, è preferibile subire una sanzione amministrativa, anche se di importo maggiore, piuttosto che una penale.
Certo. Una sanzione amministrativa comporta esclusivamente conseguenze di natura economica, mentre una sanzione penale, configurandosi come reato, ha ripercussioni più gravi sulla sfera giuridica del soggetto e può incidere negativamente sul suo futuro personale e professionale. (Fonte: https://www.freshplaza.it/)

Cimice asiatica, l’UE abbassa i livelli massimi di residui di acetamiprid

Si abbassano i livelli massimi di residui di acetamiprid consentiti negli alimenti, ortofrutta compresa. Sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione Europea è stato pubblicato infatti il Regolamento UE 2025/158 della Commissione Europea che modifica, abbassandoli, i livelli LMR (livelli massimi di residui) dell’acetamiprid, un insetticida utilizzato contro vari parassiti e in particolare contro la cimice asiatica.

Nel regolamento, firmato dalla presidente Ursula Von der Layen, la Commissione Europea ha specificato come abbia chiesto all’Autorità europea per la sicurezza alimentare “di fornire una dichiarazione sulle proprietà tossicologiche e sugli LMR per quanto riguarda l’acetamiprid e i suoi metaboliti.

Nella dichiarazione l’Autorità competente ha stabilito una dose giornaliera ammissibile («DGA») e una dose acuta di riferimento («DAR») inferiori per l’acetamiprid e ha incluso il metabolita IM-2-1 nella definizione del residuo per la valutazione dei rischi dell’acetamiprid nelle colture frutticole e di ortaggi a foglie.

La Commissione UE nel regolamento specifica nel dettaglio i prodotti ortofrutticoli interessati dal provvedimento indicando in una tabella i nuovi valori a cui far riferimento.

Il regolamento entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione Europea, avvenuta il 29 gennaio scorso.

L’applicazione decorre dal 19 agosto 2025. Il regolamento, si specifica, è obbligatorio e applicabile in ciascun Stato membro. (Fonte: https://www.corriereortofrutticolo.it/)

PAC dopo il 2027, Il Consiglio UE approva le conclusioni

Il Consiglio europeo ha approvato oggi all’unanimità una serie di conclusioni sul futuro della politica agricola comune (PAC) post 2027.

Le conclusioni sottolineano l’importanza della PAC nel raggiungimento di un’agricoltura competitiva, a prova di crisi, sostenibile, a misura di agricoltori e basata sulla conoscenza, ed evidenziano alcuni obiettivi chiave: garantire la sicurezza alimentare, un equo tenore di vita per la comunità agricola e prezzi ragionevoli per i consumatori.

Il documento era stato precedentemente pubblicato sotto forma di conclusioni della presidenza del Consiglio dal momento che durante la riunione del Consiglio Agricoltura e pesca di ottobre era stato approvato solamente da 26 dei 27 Stati membri (solo la Romania aveva espresso una posizione contraria).

Una futura PAC incentrata sugli agricoltori

I 27 ministri dell’agricoltura dell’UE hanno sottolineato l’importanza strategica della PAC e il suo ruolo nel garantire la sicurezza alimentare.

In questo contesto, hanno osservato che sono necessarie risorse e strumenti dedicati e appropriati per la PAC al fine di rispondere in modo efficiente ai suoi molteplici obiettivi. I ministri hanno sottolineato il fatto che la PAC, attraverso pagamenti diretti agli agricoltori e altre forme di sostegno, dovrebbe aiutare a garantire che gli agricoltori abbiano un reddito stabile e fornire loro incentivi per contribuire alla transizione verde.

Il Consiglio ha inoltre convenuto che lo sviluppo rurale dovrebbe continuare ad avere un ruolo importante nell’architettura della PAC sostenendo la redditività delle aree rurali.

Rafforzare la competitività e migliorare la posizione degli agricoltori nella filiera alimentare

Il Consiglio ha riconosciuto che è importante migliorare il funzionamento della filiera agroalimentare, la distribuzione del valore aggiunto e garantire una maggiore trasparenza e una giusta remunerazione per gli agricoltori. I ministri hanno sottolineato l’importanza della stabilità del reddito degli agricoltori per mantenere attività agricole e una produzione alimentare economicamente sostenibili e competitive in tutte le regioni dell’UE.

I ministri dell’agricoltura hanno inoltre riconosciuto la tendenza negativa dell’invecchiamento della popolazione agricola e l’importanza di un sufficiente ricambio generazionale. I ministri hanno concordato che il sostegno ai giovani agricoltori e ai nuovi agricoltori dovrebbe essere rafforzato, per contribuire a garantire che il settore rimanga attraente per le generazioni future. Inoltre, le piccole aziende agricole e la partecipazione delle donne nel settore sono state evidenziate come elementi importanti per la redditività delle aree rurali.

Il Consiglio ha inoltre sottolineato che è necessario sostenere gli investimenti per promuovere la competitività e la sostenibilità.

Un modello farmer-friendly

Le conclusioni chiedono norme più favorevoli agli agricoltori e sottolineano la necessità di ridurre la burocrazia e semplificare le procedure.

A questo proposito, i ministri hanno chiesto una procedura semplificata e accelerata per approvare e modificare i piani strategici nazionali della PAC e per allentare gli obblighi di rendicontazione per gli agricoltori.

Il Consiglio ha sottolineato che il sistema di monitoraggio e valutazione dovrebbe essere più efficiente, trasparente e semplificato, e che il sistema di controllo e sanzione non deve aumentare il numero di controlli in loco.

Fornire incentivi agli agricoltori per la transizione verde

I ministri dell’agricoltura dell’UE hanno riconosciuto che gli agricoltori svolgono un ruolo cruciale nella transizione verde e che la PAC dovrebbe continuare ad aiutare il settore nella sua transizione verso pratiche più sostenibili. Il Consiglio ritiene che gli agricoltori dovrebbero avere incentivi adeguati a tal fine.

I ministri hanno sottolineato la necessità di garantire il giusto equilibrio tra sostenibilità economica, sociale e ambientale.

Un’agricoltura UE a prova di crisi

Il Consiglio ha riconosciuto che la competitività del settore agricolo è stata influenzata da un numero crescente di eventi meteorologici straordinari, nonché dai focolai di malattie che hanno colpito gli animali e dalla diffusione di parassiti delle piante.

Gli strumenti di gestione del rischio e le misure di adattamento climatico sono considerati essenziali per garantire la resilienza del settore.

Inoltre, per migliorare il modo in cui le autorità nazionali e regionali affrontano le crisi, il Consiglio ha chiesto maggiore flessibilità nell’uso degli strumenti della PAC. È stata inoltre evidenziata la necessità di procedure più rapide e semplici per supportare gli agricoltori in caso di eventi meteorologici eccezionali.

Ricerca e innovazione

La ricerca e l’innovazione svolgono un ruolo fondamentale nel raggiungimento degli obiettivi climatici e ambientali e nel garantire che i cittadini dell’UE dispongano di cibo sostenibile, sano e accessibile. In questo contesto, il Consiglio ha sottolineato l’importanza di un approccio all’agricoltura basato sulla conoscenza.

Le conclusioni evidenziano inoltre l’importanza dell’economia circolare e della bioeconomia nel sostenere la transizione verde nei settori agricolo e forestale.

Prossimi passi

Il Consiglio invita la nuova Commissione a tenere conto delle conclusioni nella preparazione delle prossime proposte legislative sulla PAC post-2027 e della “Vision for agriculture and food”, la cui pubblicazione è prevista nei primi 100 giorni del nuovo mandato. (Fonte: https://www.ruminantia.it/)

Distretti del Cibo: nuovo bando per lo sviluppo e la valorizzazione dei territori e delle produzioni locali

Il Masaf ha pubblicato un nuovo bando dedicato ai Distretti del Cibo.

L’iniziativa, che mette a disposizione 100 milioni di euro, ha l’obiettivo di promuovere lo sviluppo e la valorizzazione dei territori e delle produzioni locali, garantendo al contempo la sicurezza alimentare e puntando a migliorare la sostenibilità e la competitività delle filiere produttive.

Il bando mira anche a ridurre lo spreco alimentare, una sfida di crescente rilevanza a livello globale.

Il sostegno offerto dal Masaf non si limita solo alla promozione dei prodotti locali, ma incentiva anche la collaborazione all’interno dei Distretti. L’integrazione tra produzione, trasformazione e vendita rappresenta un elemento cruciale del bando, con l’obiettivo di rafforzare la competitività del settore agroalimentare italiano.

È previsto, inoltre, un supporto all’adozione di innovazioni tecnologiche, capaci di migliorare sia i prodotti che i processi produttivi, rendendo le filiere più efficienti e competitive.

Le imprese e gli enti interessati potranno presentare le domande di contributo attraverso il portale online predisposto dal Masaf, fino al 15 novembre 2024. (Fonte: https://www.ruminantia.it/)